Silvio Berlusconi, l’uomo prima ancora del politico, non ha più rispetto neppure di sé stesso. Con questo gesto sconsiderato ha sbriciolato i residui di dignità che qualcuno ancora riesce ad attribuirgli. E bisognerebbe prendere sul serio, ora come non mai, le parole dell’ex moglie di Berlusconi, Veronica Lario, quando parlava di un “uomo malato”, bisognoso di aiuto.
Un presidente che, durante un summit in cui si discute degli sviluppi della primavera araba, non riesce a liberarsi dei suoi personali e deliranti tormenti. Rilevanti, certo, per l’attualità italiana ma irrisori nello scenario internazionale. Un ambiente in cui Berlusconi è ormai chiamato a comparire solo quando il (decadente) prestigio dell’Italia obbliga la comunità internazionale all’invito dei suoi rappresentanti.
Chissà cosa avrà pensato, l’uomo più potente della terra, di fronte alla tragedia di un piccolo uomo, osceno più che ridicolo. Un primo ministro imbarazzante con cui Obama ha da sempre lesinato i contatti, fino al minimo istituzionalmente possibile. Non a caso, il primo presidente nero della storia americana, non è mai venuto in Italia per una visita ufficiale. Se non per l’inevitabile G8 de L’Aquila.
Ieri a Deuville, Berlusconi ha approfittato dell’unico momento possibile – mentre i vari presidenti si preparavano alla discussione – per avvicinare Obama. Prima da solo, poi accompagnato da un’interprete in evidente imbarazzo. L’ha costretto ad alzarsi, a favore di telecamera, e ad ascoltare le farneticanti parole tradotte dalla malcapitata: “in Italia c’è una dittatura dei giudici di sinistra”. Un primo ministro che denigra il suo stesso paese di fronte al Presidente degli Stati Uniti, costretto ad ascoltare. Una vergogna senza precedenti.
Barack non ha risposto. Probabilmente ha provato pena. Per lui. Per noi.
GIUSEPPE PUTIGNANO