In questo caso (video) ci troviamo in una situazione simile, ma con delle debite, e importanti, differenze. Mettiamo subito le cose in chiaro. La canzone “Il libro in una mano, la bomba nell’altra” dei Negrita, pesantemente critica con la Chiesa cattolica, non è mai stata censurata da nessuna radio o Tv, per quanto, dati i tempi che corrono, non ci sarebbe affatto da sorprendersi se accadesse davvero. Proprio il fatto che si tratta di una notizia plausibile ha reso la diffusione della bufala possibile. E non è una bella cosa.
Tra l’altro non è di una bufala vera e propria che stiamo parlando. Cioè non è stata inventata di sana pianta, ma è, con tutta probabilità, conseguenza di un facile fraintendimento. Alcuni blog hanno, tuttavia, già riportato il fatto come una notizia e quindi gli hanno automaticamente assegnato lo status di bufala. Il video che vedete linkato non è, chiaramente, un video ufficiale dei Negrita, ma un montaggio amatoriale fatto da uno di quei tanti perdigiorno che passano le giornate tra Facebook e Youtube. Il fatto che in molti non l’abbiano capito non può che confermare la tesi che la gente prende per buono tutto ciò che i mass media trasmettono. E se a diffidare della Tv in parecchi sembrano ormai aver imparato, altrettanti si sono convinti che tutto ciò che di vero non dice la Tv lo si trova su Internet.
Ma torniamo al punto. Come è stata possibile la diffusione della bufala? All’inizio del video appare la scritta “Attenzione! Questa canzone non la sentirete mai in Tv o in radio… e tra poco scoprirete il perché...”. Il perché non è quello che i puntini di sospensione, che se fossi un giornalista del Giornale definirei faziosi, lasciano intendere, ma qualcosa di molto meno deplorevole. La canzone è probabilmente la più bella di un altrettanto bell’album (insieme a Salvation per chi fosse interessato), ma non è mai stata pubblicata come singolo. I quattro estratti dall’album Helldorado sono infatti Che rumore fa la felicità, Radio Conga, Malavida en BS. AS. e Gioia infinita. Come è noto è rarissimo, se non impossibile, che in radio o sui canali di rotazione videoclip, alla MTV, passino canzoni non pubblicate come singoli. Ovvero che non passino prodotti in vendita e quindi da sponsorizzare. Non siamo in presenza di un caso raro, il video è un fake e la canzone non è mai stata proposta alle radio. Quindi non c’è mai stata censura.
Il fatto allarmante è però un altro. Ovvero che il tipo che ha montato il video non ha mai parlato di censura. Ma solo espresso un parere personale, ovvero che questa canzone è troppo scomoda per essere trasmessa in radio o su MTV. Siccome non la sentiremo mai lì, ce l’ha fatta sentire lui su Youtube. Un parere, tra l’altro, onestissimo. L’unica leggerezza commessa è stata quella di intitolare il video “capolavoro canzone dei negrita vietata da radio ed mtv”. Un facile escamotage per attirare più allocchi possibile. E ai citrulli puntualmente si sono illuminati gli occhi “E’ censura!”. Censura c’è quando a qualcuno viene impedito di esprimersi, non se qualcuno evita di dire certe cose (o in questo caso pubblicare un singolo) perché non vuole rogne. Ma era poi così difficile capire il reale senso di quelle parole? No, ma il popolo di Internet ha talmente fame di storie occulte, segreti e complotti che rischia di scivolare in ogni sorta di tranello piazzato qui e là, magari anche involontariamente, dal mitomane di turno, nonché di inficiare la più utile funzione della Rete, ovvero quella di poter garantire un’informazione libera. Diffondendo informazione falsa non si fa’ altro che screditare tutto il sistema dell’informazione via web e dare adito a chi parla di web-fanatici tendenziosi e, appunto, complottisti. Un consiglio per tutte le volte che vi imbattete in una potenziale bufala-web. Per verificarne l’attendibilità, consultate il blog di Paolo Attivissimo, http://www.attivissimo.net/, un cacciatore di bufale di professione.
A parte tutte le prove già mostrate, ce n’è un’altra, forse più lampante. Ovvero che è impensabile che nessun giornale o magazine, cartaceo o on-line, avesse ripreso la notizia se fosse stata vera. Non siamo in Cina. O non ancora, perlomeno. Ci sono giornali e siti che possono permettersi una certa libertà. Quantomeno quella di dire che una canzone dei Negrita è stata censurata. Non è salutare credere che le cose stiano addirittura peggio di come realmente stanno. E stanno parecchio male. Si rischia di dar vita ad una profezia che si auto-adempie. E poi l’Inquisizione cattolica non esiste più, o meglio oggi si chiama Congregazione per la Dottrina della Fede, e non è proprio la stessa cosa. Che il Vaticano sia tutt’oggi potente e influente non c’è alcun dubbio, che Piergiorgio Odifreddi pubblica i suoi libri e vende centinaia di migliaia di copie è altrettanto vero. Non può essere quindi una canzone dei Negrita a provocare una reazione da Basso Medioevo.
Smascherata la bufala, si può però entrare nel merito del caso e c’è almeno un’altra considerazione da fare. Trattandosi di una canzone davvero scomoda (sul tema “non mi immortalate diceva il suo canto, non mi sbandierate gridava il suo pianto” ci si potrebbe aprire un bel forum di discussione) e trovandoci in un periodo davvero difficile per il Vaticano, magari i produttori hanno deciso di pararsi un po’ il culo ed evitare del tutto di pubblicare questa canzone come singolo e quindi di lanciare nelle radio un pezzo che avrebbe dato vita a non pochi malumori. E forse a qualche scomunica. Si sarebbe trattato di una specie di autocensura, a cui non credo troppo. Magari hanno solo voluto evitare di immettere una potenziale patata bollente nel turbinio di visibilità garantito dai mass media. Tanto la canzone è sull’album e chiunque più ascoltarla. Contenti loro, contenti i fan, contenti i preti.
GIUSEPPE PUTIGNANO