GIUSEPPE PUTIGNANO
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Videocracy
E alla fine del mondo il Premier si fece uomo di stato
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E alla fine del mondo il Premier si fece uomo di stato
E alla fine del mondo il Premier si fece uomo di stato
Roland Emmerich ha forse voluto mandare un messaggio di solidarietà a tutti gli italiani. Quasi di speranza. Il regista di 2012, il film catastrofico attualmente in tutte le sale cinematografiche, ci invita a credere che di fronte all’estrema sciagura, la fine del mondo, anche il nostro premier si redimerà da ogni peccato e sceglierà di darsi al popolo, e di finire con esso, come un vero uomo di Stato e di fede. È il 21 dicembre 2012, il giorno in cui, come avevano predetto i Maya, il mondo che conosciamo finirà, sconvolto da un cataclisma naturale di dimensioni apocalittiche. I leader del G8, a conoscenza dell’imminente calamità fin dal 2009, hanno dato ordine ai loro servizi segreti di progettare una serie di arche di Noè, in versione XXI secolo e quindi iper-tecnologiche, per preservare la specie umana e garantirne la sopravvivenza anche dopo il disastro. La costruzione delle navi è affidata ai cinesi, che le piazzano nel punto più alto possibile, ai piedi dell’Everest, sull’Himalaya, ovvero il luogo che sarà raggiunto dalle acque per ultimo. Le gigantesche navi, simili a portaerei, permetteranno agli umani di navigare a lungo per il pianeta sommerso dalle acque, fino a quando queste, una volta ritirate, riporteranno in superficie la terra ferma. La capienza massima delle navi/arche è però di soli 400.000 posti. La selezione per chi salvare dalla fine del mondo è quindi durissima, ma i governi iniziano a vendere i “biglietti per la sopravvivenza” ai miliardari di tutto il pianeta, che pagano 1 miliardo di euro a capo. In questo clima (combattuto dai soliti probi eroi civili che sempre appaiono nei film di Emmerich, es. The Day After Tomorrow, Indipendence Day), con i potenti che cercano un’estrema via di scampo e i miliardari che spendono tutto il loro denaro pur di salvarsi, arriva la scelta del premier italiano. Potente e miliardario. La sequenza è quella linkata nel video in allegato. È il giorno dell’apocalisse, tutti i presidenti sono a bordo delle navi, pronti a salpare. Gli unici che mancano all’appello sono il presidente americano, che ha deciso di morire per la patria e nella patria, perché l’ultimo presidente degli Stati Uniti d’America non può morire altrove (sic!), e il presidente italiano “che ha preferito rimanere in patria ed affidarsi alla preghiera”. Non so come sia andata negli altri cinema, ma dove ero io l’intera sala è scoppiata a ridere e non ha smesso nemmeno quando la cupola di San Pietro si è staccata dalla base, precipitando e travolgendo l’attonito e coraggioso premier, assieme ai suoi cittadini. Poco prima di questa sequenza la deliziosa scena della crepa nella Cappella Sistina che va a formarsi proprio tra il dito di Dio e quello di Adamo, nel famoso affresco di Michelangelo, per poi inevitabilmente provocare la frana sulle teste dei porporati, raccolti in preghiera. Il film è l’apoteosi degli effetti speciali, è un ricco spunto di riflessione sull’ineluttabilità del destino dell’uomo condannato ad estinguersi e su decine di altri argomenti. Ma all’uscita dal cinema non si sentiva parlare d’altro che della scelta del premier italiano. “Ma non si sono informati su chi è il nostro premier o era proprio una battuta voluta?” A dissipare ogni dubbio ci ha pensato lo stesso Emmerich che alla presentazione del film ha dichiarato “Non è Berlusconi. Lui sarebbe stato il primo a scappare”. Il che non può che procurare un certo sollievo. Prima della fine del mondo riusciremo a liberarci di Silvio.
Written on Martedì 01 Dicembre 2009 17:04