L’Italia è un brutto posto

In questi giorni i quotidiani, le riviste, le televisioni italiane fanno a gara per cercare di trovare un segno, un’immagine, un oggetto simbolico che possa consegnare alla storia il primo decennio del Terzo Millennio, gli Anni Zero, sotto una luce positiva. Qualcosa che ci convinca che questo decennio ci mancherà, sarebbe da rivivere e potremo farci sopra film nostalgici, tra una trentina d’anni, con un sempreverde Ezio Greggio a raccontarci la Bellavita di questi anni. Teniamolo bene a mente, l’Italia di questi anni è stata un brutto posto. Da non dimenticare. Ma non per farci venire, una volta anziani, i lucciconi nostalgici dei bei tempi andati, della nostra perduta giovinezza, bensì per tenere bene a mente il punto basso a cui siamo stati capaci di arrivare e per non tornarci mai più. Da quando l’Italia è unita solo il Ventennio Fascista ha rappresentato, finora, un livello più basso, nella convivenza sociale, nella politica, nella cultura, nell’economia, degli Anni Zero italiani. Ed i primi, preoccupanti, giorni di questo nuovo decennio ci raccontano che questa buia stagione della nostra storia non è ancora giunta a termine.

I ghanesi, i senegalesi, gli ivoriani, i congolesi, i sudanesi che stanno mettendo sottosopra il paesino calabrese di Rosarno sono l’unica flebile speranza di risveglio civile della nostra nazione. Come lo sono stati gli immigrati che nel 2008 si ribellarono alla camorra dopo la strage di Castelvolturno (sei africani massacrati, come azione dimostrativa per tutti gli altri, da parte del boss casalese Setola che li voleva lontani dal proprio territorio). Gli immigrati sono gli unici civili capaci di rivoltarsi alla malavita organizzata, alle mafie. Perché non hanno il pane, non hanno nulla da perdere. Chiedono solo di poter avere una vita dignitosa. Come è a loro dovuto, come noi, continuando a far finta di non capire, gli dobbiamo. Rifugiandoci, al Nord, nella codardia ed ipocrisia del voto razzista alla Lega Nord e, al Sud, nell’indifferenza e diffidenza verso quei cristiani che permettono alle nostre aziende agricole di andare avanti. Si faccia avanti un solo giovane foggiano disposto a guadagnare 10€ al giorno per stare dalla mattina alle cinque fino alla sera a raccogliere pomodori. Si faccia avanti il primo imprenditore lumbard disposto ad assumere solo manodopera italiana, garantirne il versamento dei contributi e la copertura sanitaria e tutto ciò che deriva da un contratto di lavoro regolare.

A Rosarno, gli immigrati chiedono solo di essere trattati da esseri umani e non da bestie da soma. E non gli importa di provocare la rabbia dei capofamiglia delle ‘ndrine calabresi, che per loro rappresentano solo uomini che sfruttano il loro lavoro. Qualcuno gli ha sparato addosso con un fucile ad aria compressa. Due di loro sono stati gambizzati, qualcun altro ferito in maniera meno grave. È partita una caccia all’uomo, una caccia al negro. E allora, così come a Castelvoturno, gli africani della piana di Gioia Tauro hanno reagito, hanno dato fuoco e distrutto tutto ciò che gli è capitato a tiro. Hanno fatto capire chiaro e tondo che se attaccati con violenza, con la violenza risponderanno. Niente di tutto ciò è giusto. Niente di tutto ciò è sbagliato. E il ministro leghista Maroni si affretta a dire che finora c’è stata “troppa tolleranza con l’immigrazione clandestina che ha alimentato la criminalità e ha generato situazioni di forte degrado". Che si vergogni questo ministro che si arroga primato dopo primato per la lotta alla mafia e in una situazione del genere non ha il coraggio neppure di dare la colpa ai colpevoli: i mafiosi.

E noi italiani intimoriti dagli immigrati, intimoriti dai mafiosi, intimoriti dagli uomini di potere. Intimoriti e basta. Ce ne stiamo al caldo e in silenzio a chiederci cosa diavolo stia succedendo? O, più spesso, a fare finta di niente e a lamentarci solo quando la sfera strettissima del nostro privato viene toccata da un fatto di cronaca nera. Come se un furto o un omicidio fossero eventi slegati dalla realtà sociale in cui viviamo. Noi, invece, non dovremmo esitare a schierarci dalla parte degli immigrati, questi ultimi del mondo, maledetti dalla vita, che col passare degli anni hanno iniziato a capire qual è il prezzo della nostra bella democrazia occidentale. Ovvero che è solo Nostra. Affinchè i nostri diritti vengano mantenuti abbiamo bisogno che ci siano persone che non ne abbiano, perché allargare la democrazia a tutti gli esseri umani comporterebbe uno sforzo culturale, ma soprattutto economico, che non abbiamo alcuna intenzione di fare. Che non ci conviene.

GIUSEPPE PUTIGNANO

Written on Domenica 10 Gennaio 2010 16:36