Così leggiamo, in vari articoli apparsi, sulle testate nazionali e locali, le dichiarazioni dei Direttori Creativi di Cayenne, Giandomenico Puglisi e Stefano Tumiatti. “Abbiamo pensato di raccontare come la capacità innovativa di Ilva e la qualità umana dei suoi dipendenti tarantini aiutino a creare grandi opere di cui tutti possono usufruire”.
Il concept rappresenta un mondo interamente fatto di acciaio. Un libro, anch’esso fatto d’acciaio, racconta i successi e le grandi opere realizzate da Ilva, tra cui The Storebaelts bridge, che collega le due principali isole della Danimarca, uno dei ponti a campata unica più lunghi del mondo; i tubi per gli oleodotti che portano l’energia nelle nostre case e nelle nostre aziende; la struttura dell’aeroporto di Malpensa; il pianale su cui è costruita un’automobile simbolo dell’italianità come la Fiat 500.
La campagna è stata pianificata a livello locale, a partire da luglio, per tutto l’anno. Essa prevede 4 soggetti stampa (ponte, energia, aeroporto, 500) e 3 soggetti TV (ponte, energia, 500).
A pensarci bene il tutto fa un po’ ridere. Soprattutto dove si parla di “qualità umana”. Nessuno fa riferimento al fatto che l’Ilva produce ben il 90% della diossina emessa in Italia e che, proprio per questo, Taranto è una delle città più inquinate d’Europa, con un tasso di mortalità del 40% superiore alla media nazionale. Ogni anno vi si registrano circa duemila nuovi casi di malattie dovute all’inquinamento e primi ad esserne colpiti sono proprio gli operai.
Sarebbe bene che quel libro d’acciaio parlasse anche dei 180 operai morti sul lavoro, degli 8mila invalidi e dei 20mila morti di cancro e leucemia che l’Ilva conta nella sua storia. Del cibo inquinato. Dei bambini con tumori di tipologia adulta e patologie da fumatori incalliti.
È questa la “capacità innovativa” e la “qualità umana” che Cayenne vuole raccontare?
ALESSANDRA NEGLIA