Dittatura mediatica, regime televisivo o sultanato che sia, questo Ventennio berlusconiano a Fini ha fatto solamente comodo. Gli ha prima permesso di guidare i missini allo sdoganamento nell’arco costituzionale, gli ha poi consentito di creare un nuovo partito in grado di arrivare al governo del Paese, gli ha infine dato l’opportunità di ricoprire in prima persona ruoli di prestigio come quello attuale e quello di Ministro degli Esteri. Insomma Fini deve a Berlusconi tutta la sua carriera politica finora. Ora (solo ora, poverino) si è reso conto che la fusione tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale, con la conseguente nascita del Pdl, ha comportato la morte della sua leadership. Un unico partito, un unico leader: Berlusconi. Compreso, seppur con grave ritardo, il rischio di scivolare nell’anonimato, Fini ha prima tentato di recuperare un ruolo all’interno del partito di cui – come ripete con ossessione – è stato co-fondatore. Poi ha capito che gli unici due modi di farsi notare in Italia sono essere Berlusconi o essere antiberlusconiano. E non potendo, per ovvi motivi, divenire il primo è divenuto il secondo. Ha quindi iniziato a parlare di Berlusconi nei termini in cui Di Pietro ne parla da quindici anni. Niente di più, niente di meno. Non una reazione alla deriva cesarista del potere del premier, non in nome del rispetto della legalità, non per recuperare i valori storici della destra, Fini ha rotto con Berlusconi solamente per opportunità politica. Per non scomparire. Le accuse che il Presidente della Camera muove al premier sono vecchie come il cucco. Del resto Berlusconi ha sempre pensato di essere Giulio Cesare (se non Napoleone o Gesù Cristo), non ha mai rispettato la legge né i suoi ministeri e non è mai stato di destra, semmai, come lo stesso Fini è arrivato a dire, una specie di stalinista all’amatriciana: tutti quelli che mi amano sono ugualmente sottomessi, tutti quelli che mi odiano devono tacere.
Dov’è stato Fini tutti questi anni in cui il futuro di intere generazioni d’italiani è stato compromesso dalla propagandata mediatica berlusconiana? Dov’era Fini mentre la tv commerciale del Caimano ha reimpostato i valori di un’intera società, ponendo come punti cardine la mediocrità, l’egoismo, l’opportunismo, l’inutilità di una dimensione spirituale dell’uomo a favore della materialità? A cosa pensava Fini mentre votava il sì a quasi quaranta leggi ad personam che hanno stravolto l’ordinamento giuridico italiano pur di impedire a Berlusconi di finire in galera? Non glielo avevano mai detto prima che Berlusconi e Dell’Utri sono amici da quando lui frequentava le scuole medie (non è una battuta, dal1963)?
Tornando al video, Fini ha fatto capire che non voterà la sfiducia al Governo Berlusconi. Nonostante il killeraggio, nonostante gli insulti alla sua famiglia, nonostante il paese sia fermo e chi dovrebbe governarlo passa le giornate a confezionare dossier più o meno autentici. Non lo farà perché, esattamente come il suo rivale, pensa a se stesso. Pensa di poter riuscire a conquistare il voto di tutto il popolo del centrodestra e scalzare finalmente Berlusconi dal suo ruolo di leader indiscusso. Se sarà Berlusconi stesso a far cadere il governo – immagina Fini – il suo popolo non lo seguirà più, si sentirà tradito e cercherà nuovi punti di riferimento. Ma così facendo Fini dimostra di non essere un vero antiberlusconiano, perché gli anti-Cavaliere militanti, seppur nella loro ottusità, una cosa l’hanno capita: al suo popolo Berlusconi piace così com’è. Egoista, furbo, traditore, arrivista, corruttibile e corruttore e poi ricco, soprattutto ricco. Berlusconi può combinare tutto il peggio ipotizzabile ma finché rimarrà se stesso avrà il voto fedele del suo popolo, per il solo merito di rappresentare ciò che ogni berluscones vorrebbe essere.
Fini quindi è senza speranze e gli italiani per bene non ripongano speranze in Fini. Se la casa non è del cognato, continuerà a fare l’alleato bizzoso fino a quando Berlusconi non si sarà stancato definitivamente e, indette nuove elezioni, rivincerà insieme alla Lega, facendo sprofondare la democrazia in un abisso senza ritorno; se invece il cognato l’ha tradito, si dimetterà, con la colpa meno grave mai avuta da un politico italiano: essersi fatto fregare da un parente senza averci guadagnato nulla. E il processo di sprofondamento della democrazia italiana sarà solo un po’ accelerato. Chi ha creduto, anche solo per un istante, che Fini potesse allearsi con le opposizioni in un governo tecnico, con il fine di promulgare le due leggi fondamentali di cui la nostra democrazia ha bisogno, la riforma elettorale e la legge sul conflitto d’interessi, è solo un ingenuo.
GIUSEPPE PUTIGNANO