Lunedì scorso, 8 novembre, è andata in onda su Rai3, dopo varie polemiche, la prima puntata della trasmissione Vieni via con me, condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano. La trasmissione ha raccolto il 25% dello share (7,6 milioni di spettatori, 9 milioni durante l’esibizione del comico Roberto Benigni) battendo il Grande Fratello (4,85 milioni di spettatori). A scontrarsi non sono state soltanto due trasmissioni di intrattenimento, ma due “culture” differenti: quella della finzione del privato spettacolarizzato e quella di un popolo pensante e, quindi, parlante che racconta la sua storia contemporanea. Vieni via con me ha messo in campo, per la prima volta dopo tanto tempo, l’italianità sottratta ai vincoli delle logiche opprimenti e destabilizzanti che reputano il pubblico come un bambino da ammaestrare entro ben determinati paletti ideologici. Trasmissione politicizzata hanno detto alcuni. Viene da chiedersi se il Grande Fratello sia meno politicizzato.
Quando un modello comportamentale e un pensiero vengono trasmessi ad un pubblico più o meno ampio si compie comunque un atto politico. E ciò è comprovato dal fatto che i governi, attraverso elaborati meccanismi finanziari, legislativi e ideologici, indirizzano le scelte degli imprenditori, dei produttori di cultura (televisiva, radiofonica e scritta) e di conseguenza le tendenze, le scelte e i gusti del pubblico. Ciò che quotidianamente scorre davanti agli occhi degli spettatori non è frutto di inconsapevoli scelte artistiche ma di coscienti pianificazioni economico-finanziare. Le tv sono imprese che devono vendere il loro prodotto agli sponsor (aziende anch’esse politicizzate) e attenersi alle linee di quella parte politica che diversamente le sostiene. Pensare che la politica sia soltanto quella dibattuta nelle camere del potere non è che una delle tante distorsioni del mondo odierno.
Ecco allora che si ritorna al nodo del discorso. La politicizzazione o meno di un programma come Vieni via con me. Si tratta di un progetto nato in seno ad un’azienda, per fare gli interessi di quell’azienda (e ci è riuscito, visto lo share d’ascolti) ma contro le tendenze della stessa. La trasmissione, che ha visto tagliati i fondi per la sua realizzazione – forse per provocare un cedimento da parte dei suoi ideatori che però non c’è stato –, è andata in onda con ospiti di tutto rispetto, giunti sul palco anche a titolo gratuito, portando in scena il racconto dell’Italia attraverso le voci di Roberto Benigni, Claudio Abbado, Nichi Vendola, Angela Finocchiaro e Daniele Silvestri. Televisione, teatro, musica, racconto, show. Varietà, all’italiana, ma di qualità. Politicizzato? Sicuramente. Ma fuori dalla logica precedentemente illustrata. A monte del progetto non vi è l’azienda o il partito, ma la coraggiosa iniziativa di alcune voci fuori campo. È però politicizzato perché portatore di una cultura che necessariamente si fa anche politica. E bisognerebbe discostarsi da affermazioni prive di senso quale quella fatta dal sondaggista Renato Mannheimer sul Fatto Quotidiano, in cui afferma che “la forza di Saviano è che può fare politica senza avere una collocazione”. Semmai si può dire che Saviano fa politica perché i problemi di cui parla non hanno collocazione. Di destra o di sinistra sono (o erano?) semmai i modi in cui li si affronta. Saviano e Fazio non progettano soluzioni, non rendono noto un male che è davanti agli occhi di tutti – al contrario di quanto possono pensare gli uomini di Berlusconi, tanti italiani hanno coscienza dei problemi e protestano -, ma raccontano una fiaba, nella quale a questi problemi è possibile trovare delle soluzioni, come lo stesso Benigni ha affermato durante la sua intensa performance.
Ecco cosa fanno gli intellettuali. Creano direttive di pensiero. E viene difficile pensare che il pensiero, per quanto possa essere schierato, non si nutra di tutta una realtà di fatto che è sia di destra che di sinistra, e quindi, in fondo, di nessuna delle due. Viene difficile pensare che Gramsci, intellettuale di sinistra, potesse scrivere ciò che ha scritto senza il Fascismo. Là dove la politica separa, la cultura unisce, da sempre. Gli italiani sono italiani: non berlusconiani, o finiani, o democratici o comunisti. Ma un crogiuolo di tutte queste istanze così come esse variamente hanno contribuito a formulare i modi dell’amministrazione del nostro paese. Ognuna di esse, presa singolarmente, non è che un ingranaggio inutile senza gli altri nell’intero meccanismo. È di questo che si dovrebbe assumere coscienza per tornare ad uno stato di “normalità”.
Vieni via con me non è una forma di protesta contro un governo o contro un’impresa, ma il segno che l’intellettualità in Italia esiste ancora e che essa può esprimersi attraverso i mezzi di informazione. È il segno altresì che non sempre la “logica della campana” fa gli interessi del privato. Che il coraggio e la lungimiranza premiano con i numeri così come i calcoli biechi e le logiche parassitarie. Che le idee, alla lunga, valgono più delle ideologie.
ALESSANDRA NEGLIA