1984: l’antiutopia che diventa realtà

Il giorno 3 giugno scorso il Senato ha approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza” (disegno di legge 733). Tra gli altri provvedimenti previsti dall’articolo, come l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del Senatore dell’UDC Gianpiero D’Alia, è stato introdotto l’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”.

In tal modo qualsiasi cittadino che si pronunci su un blog, un forum o qualsiasi altro tipo di portale web contro una legge ritenuta ingiusta potrà essere bloccato dai provider. Il sito in questione potrà essere oscurato, fosse questo italiano o estero. Il Ministro dell’Interno, infatti, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria preposta, potrà disporre con un decreto l’interruzione dell’attività del blogger, obbligando i fornitori della connettività a utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio entro le 24 ore dal suddetto decreto. Chiunque violasse quest’obbligo riceverà una sanzione amministrativa pecuniaria che va dai 50.000 ai 250.000 euro per i provider, mentre per i blogger da 1 a 5 anni di carcere, punibili per istigazione a delinquere e per apologia di reato e da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

I primi colpiti potrebbero essere FaceBook (strano dato che il Cavaliere, al suggerimento da parte dell’UE di bloccare questo sito per i negativi risvolti sociali riscontrati, abbia risposto affermando che questo portale “è divertente” e che anche Lui lo usa!), YouTube, il blog di Beppe Grillo e tutta la libera informazione che viaggia in rete. L’unica informazione libera, aggiungo, dato che ogni testata e ogni rete televisiva è ormai monopolizzata dalla casta dominante. E peggio ancora, è monopolizzata al fine di renderci, noi cittadini, insulsi esseri senz’alcuno spirito critico, senza sani interessi e soprattutto senza nessuna educazione all’informazione a alla vita civile. Quello che ci è permesso di assorbire è il fasullo eden di Maria De Filippi, le serie Tv di pessima qualità che ci tengono incollati allo schermo come e quando dicono loro, il Tg che non riesce a mantenere neppure una parvenza di oggettività che si richiede come obbligo ad un giornalista, la vita privata dei nostri politici sbandierata ai quattro venti per distogliere la nostra attenzione dai problemi seri che stanno travolgendo il nostro Paese.

Un Presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi vuole tutelare la legalità impedendomi di dire che è un criminale! Questa è l’Italia! L’Italia in cui chi sa deve dimenticare di sapere oppure abituarsi all’idea di essere egli un criminale. Questa faccenda mi fa sovvenire “1984”. Orwell ipotizzava l’antiutopia totalitaria.

Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall'oblio per tutto il tempo che serva, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile”. Recita così il libro di Orwell, nello spiegare come si vive in un mondo dominato dalla dittatura. E quanto siamo lontani noi da questo? Quanto se io so che Berlusconi è un criminale non posso dirlo liberamente, come invece mi è consentito dalla stessa Costituzione Italiana?

Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere”. Scrive Orwell in un altro passo. E non spreco commenti in merito, ma lascio alla purezza della letteratura il vanto di insegnare qualcosa, se ancora è possibile.

Il Governo così dice di voler “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari e quindi difficilmente gestibili. E così ci condanna a divenire sudditi incoscienti come accade in Cina e in Birmania.

Tra i pochi media che hanno fatto rimbalzare questa notizia ci sono stati Beppe Grillo, dalle colonne del suo blog, e la rivista specializzata Punto Informatico (http://puntoinformatico.it). Ora ci siamo anche noi, e non perché sobillatori, sinistroidi o fomentatori di disordini, ma perché cittadini coscienti di avere un diritto, coscienti di quello che accade e non disposti a scendere a compromessi con il potere dispotico dell’uomo che continuamente ridicolizza l’immagine dell’Italia in tutto il mondo, che non ha avuto neppure il buon senso di presentare le sue dimissioni quando qualcuno, rompendo finalmente il silenzio, ha confessato i suoi crimini, che ora ha il coraggio di candidarsi al Nobel per la Pace mentre tiene i suoi cittadini sotto una vera e propria “dittatura”.

Questo portale, fino a quando sarà possibile, non smetterà mai di dire la verità, di denunciare e di mettere a nudo i fatti. Qui vige un'unica regola: la sincerità. E se per questo saremo considerati dei criminali, beh vorrà dire che il mondo sta girando al contrario. Concluso con qualche altra riga di Orwell.

Avrebbero potuto analizzare e mettere su carta, nei minimi particolari, tutto quello che s'era fatto, s'era detto e s'era pensato; ma l'intimità del cuore, il cui lavorio è in gran parte un mistero anche per chi lo possiede, restava imprendibile”.

ALESSANDRA NEGLIA

Written on Venerdì 05 Giugno 2009 18:12