Insomma la donna è tornata al centro delle attenzioni e, come sempre, non per esaltarne le qualità o le azioni fatte, ma per rivendicare. Si passa da tempo ormai dalle “quote rosa” alla richiesta di del rispetto della dignità alla polemica sull’abuso del corpo femminile nei mezzi di comunicazione, e lo si fa sempre con tanta ipocrisia. È un po’ lo stereotipo femminile: si pretende sempre, senza mai dare nulla in cambio! Voglio dire: io donna, sfogliando un giornale, non tralascio di fermare lo sguardo quel mezzo minuto necessario a stuzzicare una banale innocente fantasia sulla foto di un modello con il dorso nudo e lo sguardo accattivante. Io o la rivista sfruttiamo quel corpo? Non credo, dato che viene pagato per vendere il prodotto. La cosa ha mai infastidito la morale comune? No, perché si tratta di un uomo. Ebbene noto del controsenso in questo modo di fare. Chiediamo dignità e parità, ma con la pretesa di restare sul piedistallo, in quanto donne. Ma analizziamo la cosa sotto un altro punto di vista. Una modella pagata per fare la modella fa scalpore. Un’impiegata che va a letto col suo datore di lavoro no, perché è un fatto privato anche se quotidiano. Cosa cambia? Chi delle due ha realmente venduto il suo corpo? Così per le “quote rosa”. Non siamo forse un paese democratico in cui ogni cittadino può presentare la propria candidatura e chiedere consensi attraverso il voto? Dunque non capisco la necessità di prevedere la “quota rosa”. Perché siamo donne. E vogliamo la parità. Ma che parità è dalla posizione di privilegiate? Donne d’Italia, se vi sentite capaci, scendete in piazza ed aizzate le folle! Convincete l’elettorato delle vostre capacità invece di occupare sedie che vi sono dovute soltanto perché portate la gonnella! Questa è la parità. Questo è il femminismo vero!
Non ho mai letto di una Rita Levi Montalcini che si sia lamentata perché privata della sua dignità in quanto donna. E come lei tante altre, che hanno ricevuto meriti ed onori, come un uomo, perché hanno dimostrato di esserne all’altezza.
E se si vuole fare di questi accadimenti un caso, va bene, purché lo si faccia tenendo conto anche di questo. Si rischia altrimenti di cadere nello stesso errore che si manifesta nei confronti degli immigrati o degli omosessuali. L’immigrato è delinquente, perché molti immigrati, nelle condizioni precarie in cui vivono in un paese straniero, sono portati a cercare fortuna spesso presso la malavita locale, e non perché l’immigrato è in se un poco di buono. Oppure gli omosessuali che diventano un caso nel momento in cui scendono in piazza per dimostrare quello che sono e chiedere parità, senza capire che ponendosi al di fuori della macromassa, sono loro stessi ad autoemarginarsi. I problemi divengono tali solo quando come tali vengono posti. La normalità smette si essere tale quando si pone al di fuori dei suoi naturali confini. Una donna che chiede parità e rispetto diviene caso se pretende di riceverli solo perché donna e non in quanto essere umano.
Questa una breve nota polemica e una piccola battaglia personale per affermare una coscienza femminile forte che non chiede nulla, semplicemente fa.
ALESSANDRA NEGLIA