La pecora nera e il capro espiatorio

Non mi soffermo sui fatti degli ultimi giorni, che hanno visto per l’ennesima volta alcuni immigrati posti dietro i banchi d’accusa. La televisione ha già detto e spettacolarizzato abbastanza, con tanto di toni drammatici e di colonne sonore. Vorrei invece affrontare sul serio il problema.

IL FATTO – Un paesino del Suditalia si rivolta contro un gruppo di immigrati perché i suoi abitanti si sono sentiti “derubati” dei posti di lavoro da parte dei nuovi arrivati.

L’ANALISI – Subito i media si sono fiondati con tutta l’enfasi possibile sulla vicenda, lasciando passare gli abitanti di questo paesino come le vittime di chi vive e lavora (o forse dovremmo dire viene sfruttato) in luogo che non gli appartiene. È naturale! Sono passati ormai i tempi in cui tra la classe politica e il resto della popolazione si interponeva una classe intellettuale in grado di essere altro rispetto alle prime due e di fungere per queste da ponte. Classe questa della quale facevano parte anche i giornalisti, i quali spesso erano anche scrittori, viaggiatori, scienziati, uomini non istruiti per scrivere di cose delle quale non sapevano nulla, ma dotati di cultura, esperti della vita, che molto avevano da insegnare tanto alla politica quanto ai cittadini.

Oggi i giornalisti sono perlopiù “esperti della comunicazione” pagati per raccontare della verità quel tanto che basta per costruire una ben determinata idea. Io però, che nel mio lavoro sono una di quelli che si possono definire “tradizionalisti” (o che forse sono ancora troppo giovane!), vorrei recuperare quelle altre sfumature che pure fanno parte della stessa verità in questa vicenda.

In primo luogo mi preme sottolineare che a governare questo paesotto che è l’Italia è attualmente una coalizione che vede al sua interno una corposa componente leghista, tradizionalmente portatrice di idee discriminatorie nei confronti degli immigrati. La Lega ha oggi, nel governo Berlusconi, un potere tale da riuscire ad insinuare una simile ideologia anche presso quei comparti della società che prima ne erano completamente estranei. Esiste quindi già un primo problema a monte: abbiamo nella coalizione al governo un partito che vuole l’Italia divisa e che diffonde sentimenti razzisti e xenofobi- Questo di per sé costituisce già uno scandalo!

Abbiamo inoltre a capo del governo un signore che monopolizza nella sua persona l’intera industria mediatica. E non raccontiamoci che c’è la RAI che è di sinistra, poiché la RAI è televisione di stato e lo stato è attualmente nelle mani della destra. Ma il problema non è questo. Il problema è che questo governo, manipolando l’informazione, sta costruendo notizie dietro le quali cela questioni di gran lunga più importanti. Questo è il nostro caso. Le tv statale e privata hanno parlato di “immigrati che sottraggono posti di lavoro agli italiani”, ma non hanno parlato di LAVORO NERO, di INCAPACITA’ DELLO STATO A FAR RISPETTARE LE LEGGI E A CONTROLLARE ADEGUATAMENTE LE FRONTIERE. La colpa non è degli immigrati. La colpa è di chi li assume, sfruttandoli e pagandoli una miseria, per non versare le tasse allo stato. La colpa è di chi non effettua seri controlli sui posti di lavoro. È di chi porta qui i clandestini con la promessa di una vita più dignitosa in cambio dei risparmi di una vita. È dei corrotti e dei mafiosi che fomentano questo circolo vizioso. Perché è chiaro che chi non ha nulla, per un pasto è anche disposto a lavorare 18 ore al giorno per dieci euro o poco più. Altro che sottrarre il lavoro agli italiani! Quanti italiani sottostarebbero a queste condizioni?

Ma i tg queste cose non le dicono. I tg parlano delle ragazze stuprate dagli stranieri, dei furtarelli che vedono coinvolti extracomunitari (ed è sacrosanto, per carità!), ma non parlano dei grossi giri di prostituzione e “contrabbando umano” gestito dagli italiani. Di questo trattano, con toni semiseri, Striscia la Notizia o Le Iene. Quale paradosso! L’informazione vera viene dai programmi di para-informazione. E se anche qualche voce stona nel coro generale, subito viene messa a tacere, accusata di proferire calunnie. Ma questa è un’altra storia.

Affrontiamo invece il problema in termini di geografia e storia sociale. L’Italia è un paese con una crescita naturale prossima allo zero, così come molti paesi capitalisti europei. In questi paesi la popolazione tende ad invecchiare e a diminuire, con tutta una serie di conseguenze negative per l’economia degli stessi. In queste circostanze, la componente straniera, se regolamentata (cosa che in Italia lo Stato non riesce proprio a fare), diviene necessaria se non addirittura endemica per dare nuovo impulso alla crescita della popolazione e all’economia, che altrimenti si arresterebbero nel giro di pochi anni. Senza contare che l’Italia, per la sua naturale conformazione di ponte proteso al centro del Mediterraneo, è storicamente una terra di passaggio e di transito per tutti i popoli che si affacciano su questo mare. Non vedo quindi come sia possibile nel 2010 anche soltanto pensare di cancellare quella che è una funzione e una peculiarità del nostro paese dacché conosce una civiltà.

Occorre intelligenza per guardare un tg o leggere un giornale, grande spirito critico e tanta cultura. Occorre rintracciare e capire ogni singolo livello di lettura prima di comporre una personale opinione su una vicenda. Occorre, perché no, anche un po’ di sensibilità. Ma se così fosse, forse saremmo un po’ meno italiani.

ALESSANDRA NEGLIA

Written on Lunedì 11 Gennaio 2010 17:53