Non è uno scherzo. L’edizione italiana di Wired ha lanciato la candidatura del Web per il prestigioso premio. E a sostenerla è, primo fra tutti, Nicholas Negroponte, fondatore del Medialab e del Mit, uno dei pionieri della rete informatica. “Molti dei valori tradizionali Stato-Nazione lasceranno il passo a quelli di comunità elettroniche grandi o piccole” ha asserito in un’intervista rilasciata al Giornale. Non si tratta di un’ipotesi, infatti, nei prossimi giorni il direttore di Wired, Riccardo Luna, si presenterà a Oslo per formalizzare la candidatura a nome di quelli che possono a tutti gli effetti essere considerati i padri di Internet: Tim Berners Lee, Larry Roberts e Vint Cerf, gli inventori di Arpanet, del World Wide Web, dell'Html e il padre dell'intelligenza artificiale.
La motivazione è fornita dallo stesso Negroponte: “Internet è il vero promotore di pace e l’educazione passerà sempre di più attraverso la rete”.
Da quando è stato lanciato il manifesto “Internet for Peace” con Shirin Abadi sul portale www.internetforpeace.org, moltissime sono state le adesioni raccolte. “Chi ha firmato” afferma Luna, “lo ha fatto per un concetto solo apparentemente folle: Internet quale strumento di pace, la prima arma di costruzione di massa è un movimento culturale che sta nascendo: ha il cuore in Italia e rimbalza dal Belize all’Australia, dal Sud Africa al Giappone”. Un esempio? Viene subito richiamata l’attenzione sul caso di Google che ha recentemente eliminato i filtri alla rete in Cina. Ma si discute anche dei continui movimenti che ogni giorno sorgono in rete per combattere la xenofobia e il razzismo, per raccogliere aiuti da inviare ai chi ne ha bisogno, per raccogliere le forze intorno ad una causa e via dicendo. La rete ormai riesce, nel giro di poche ore, a raccogliere l’attenzione di milioni di utenti nel mondo intorno ad un problema. Ma questo basta?
Il grande vantaggio e il grave difetto di Internet è l’assoluta mancanza di regole. Chiunque può entrare e immettervi informazioni: lo studente, la casalinga, il professore, lo scienziato, il giornalista, ma anche l’assassino e il pedofilo. I contenuti immessi non sono sottoposti al vaglio di nessuno, in quanto tutto si regge su un flebile codice etico soggetto perlopiù alla discrezione degli stessi utenti: di conseguenza, accanto agli utili ragguagli postati da esperti, è possibile trovare l’opinione dell’ultimo arrivato. Per non parlare dei social network, l’ultima moda dei computer-dipendenti. Prendiamo il caso di Facebook: accanto all’invito ad abbracciare la causa “No al nucleare in Italia”, girano spesso contenuti di scarsa importanza, dai pensierini adolescenziali ai test alle chiacchiere tra amici. Ed è ovvio che tali meccanismi sono spesso sfruttati anche da anonimi criminali per spiare le loro vittime.
Per cui, senza sminuire l’importanza di un servizio, quale Internet è, che effettivamente permette una comunicazione istantanea, globale e, se si è attenti, anche di qualità, c’è da chiedersi se davvero sia giusto assegnargli un Nobel per
In ultima analisi, è bene porre un’altra domanda. È mai possibile che l’umanità sia tanto a corto di personalità valide, da arrivare al punto anche soltanto di concepire l’idea di consegnare questo importante premio al Web? Temo che la risposta a questa domanda possa essere più preoccupante di quanto finora esposto.
ALESSANDRA NEGLIA