Cancellati i talk show politici. Per Santoro è guerra!

 

Prima la magistratura, poi la burocrazia, infine l’informazione. Pian piano tutti i centri del potere estranei al Governo vengono messi a tacere. E il grande conduttore di questo becero spettacolo politico è sempre il nostro Premier Silvio Berlusconi. Il capo del governo, notoriamente legato all’immagine di sé, all’esigenza di un Io che non può fare a meno di elevarsi ad ogni costo sopra i comuni mortali, non sta che attuando quella formula politica che è propria dei regimi totalitari e dittatoriali: manca la messa fuori legge dei partiti di opposizione e mancano le squadriglie armate. Ma di questo passo, quanto è improbabile che arrivi silenziosamente l’ordire di attacco finale a questa Repubblica ormai in rovina?

 

È Berlusconi padrone di tutto il panorama mediatico italiano. E dove non c’è il suo nome, c’è quello di qualche suo stretto parente. Conflitto d’interessi. Eppure nessuno, in questi trent’anni, si è ribellato. È Berlusconi uno dei nomi riportati sulla lista della P2, e anche soltanto per questo non dovrebbe neppure avvicinarsi alla porta di Palazzo Chigi. È Berlusconi l’uomo che si sottrae da anni alla giustizia, rifiutando di sottoporsi a processo e accusando la magistratura di comunismo. E ora è Berlusconi l’uomo che decide di sospendere il talk show politico, il dibattito che permette alle parti di confrontarsi fuori dalle sale del potere e al popolo di capire.

Da Annozero a Ballarò fino a Porta a Porta, che pure non ha mai leso la figura del Premier. Il pretesto è il rispetto della par condicio per la campagna elettorale che vede il rinnovo ormai prossimo dei governi regionali. Par condicio che era già stata ampiamente tutelata attraverso tutta una serie di norme che hanno investito, prima ancora dell’inizio della campagna elettorale, tv e carta stampata.

A scendere subito in campo contro il provvedimento, ratificato dal Direttore generale della Rai, ma deciso fuori dalla sede di Viale Mazzini, è Michele Santoro che, con un’intervista a Repubblica, attacca pesantemente non solo Berlusconi, ma anche l’opposizione e la Rai.La Rai oggi è un’azienda che sta morendo. Gli spazi di autonomia di tutta la televisione sono ancora più stretti perché ai partiti non è rimasto niente dell'eredità della Prima repubblica: ideologia e cultura. Sono gruppi di potere e basta”. Ideologia e cultura, il binomio che ha come somma la buona politica. Una politica che oggi si regola invece sul consenso mediatico, sullo share televisivo, sul rapporto diretto tra il leader e l’opinione pubblica. Non ha più importanza oggi cosa si fa, quanto il significato con il quale i cittadini caricano un’azione politica. Se Berlusconi viene colpito al viso in Piazza del Duomo a Milano, il fatto può essere interpretato in due modi: o il Premier è vittima di un attacco organizzato allo Stato, che ricorre alla violenza fisica pur di scalfire un potere legittimato dal voto; o i cittadini sono giunti ad uno stato tale di costernazione a causa delle scelte fatte dall’alto, da rendersi artefici di gesti insensati. Due versioni più o meno giuste. Basta scegliere la più comoda e avere il controllo dei media e il gioco da prestigiatore è fatto! Berlusconi è la vittima.

Qualcosa però, nel piano del Cavaliere, deve essere andato storto negli ultimi tempi. Di tanto in tanto vediamo dunque aprirsi come degli squarci in questo cielo artefatto da lui costruito giorno per giorno, attraverso i quali vediamo, anche se per pochi istanti, la realtà delle cose. Le escort, la droga in Parlamento, gli abitanti dell’Aquila in subbuglio, l’inceneritore di Napoli che non funziona. Sono piccoli squarci, che pure ledono, pian piano, il tessuto che copre le cose. Oltre ai “comunisti”, pullulano sotto la tela migliaia di persone che, molto spesso attraverso internet, riescono a mostrare ciò che la tv e i giornali non dicono. E nonostante i filtri posti ai media, interrogativi e dubbi sorgono lo stesso, e s’insinuano dai blog ai social network, facendo il giro del mondo in pochi minuti.

E ora un’altra battaglia è appena cominciata (era ora!) nei piani alti dell’informazione, e vede, dietro capitan Santoro, la Fnsi, il sindacato, Floris, Gianluigi Paragone, e persino Bruno Vespa, che pure lo accusa di aver, con il suo modo di fare, creato le condizioni che oggi portano alla cancellazione di ben quattro programmi Rai. Ma Santoro, sempre durante l’intervista concessa a Repubblica, si difende: “Annozero esprime un pezzo di opinione pubblica che Berlusconi non vorrebbe che fosse rappresentato. A noi però guardano a sinistra e a destra. Basta leggere i giornali di quella parte che dedicano 20 pagine ogni settimana a me e alla trasmissione. Certo, se tutti fossero simili a Vespa forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. Ma la differenza tra me e lui è che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. È la cosa più sgradevole. Poi, va aggiunto uno sprazzo di verità. La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno. Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato. Ma i dati d'ascolto parlano chiaro. Penso ci sia un collegamento tra le sue accuse ad Annozero e i numeri dell'Auditel”.

Ha promesso quindi una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. A qualunque costo. E subito è giunta piena disponibilità a trasmetterla dal direttore della tv del Pd Youdem, Chiara Geloni. Sarebbe il primo segnale utile dall’opposizione. Un’opposizione che continua ad opporsi per partito preso rincorrendo un modello politico, che poi è quello liberale di Berlusconi, invece che la democrazia.

ALESSANDRA NEGLIA

Written on Mercoledì 03 Marzo 2010 17:47 Ultima modifica Giovedì 19 Maggio 2011 17:49