Immediatamente dopo la fine di Mussolini, buona parte dei fascisti più ferventi si precipitarono a dichiarare la loro ostilità al regime. Quelli che, solo fino a pochi giorni prima, avevano continuato a dichiarare la loro fede nel Duce, parteciparono ai processi di ricostruzione democratica impugnando la bandiera dell’antifascismo, tenuto segreto fino a quel momento – dicevano - per paura o vigliaccheria. Così avverrà con Berlusconi. Quando il Cavaliere si farà da parte definitivamente, per volere suo, dei suoi rivali politici o della magistratura, e la concentrazione del suo immenso potere si disperderà da Arcore verso altri più piccoli fulcri in giro per la penisola, i berluscones (a parte forse Bondi) non solo si precipiteranno a ripudiare l’uomo, ma ci riempiranno di solfe su quanto sia stato deleterio delegare il precetto della moralità, in maniera quasi esclusiva, alla realtà-mediata della televisione. Luogo di finzione e instabilità valoriale. Ovvero rinnegheranno il berlusconismo. Certo non sarà facile, dopo vent’anni o più di dittatura mediatica, convincere i giovani che fare l’Università offre comunque migliori prospettive di vita che partecipare al Grande Fratello, ma, c’è da starne certi, ci risveglieremo tutti anti-berlusconiani. Il compito urgente che devono avere oggi le persone di buon senso è quindi quello di fare in modo che la fine (politica) di Berlusconi arrivi al più presto.
Il nemico (politico) è quindi Berlusconi. Nichi Vendola, candidato Governatore della Puglia e segretario nazionale di SeL, lo sa bene, però dice che il suo nemico non è Berlusconi ma il berlusconismo. Qui nasce inevitabile una domanda: cosa sono i discorsi, quasi taumaturgici, su concetti astratti come “Libertà, Bellezza, Dignità e Collettivismo”che Vendola fa in giro per le piazze pugliesi della campagna elettorale? Non sono che un ennesimo prodotto di finzione, “potere della parola”, che un politico vende insieme alla propria immagine, tentando di coinvolgere lo spettatore-elettore nel suo personale “universo-mondo”, in cui fornisce a chi vi entra le coordinate per essere in grado di orientarsi. Ma che resta una bolla, una sfera con le pareti opache in cui si è intrappolati e da cui non si può volgere lo sguardo all’esterno. Ed è esattamente ciò che fa Berlusconi con i propri elettori. L’elaborazione e la comprensione di concetti come “libertà” o “dignità umana” non possono essere frutto dei suggerimenti di un uomo che parla comunque con un secondo fine, ovvero quello di convincere a votare per lui. La piena cognizione di tali astrazioni si può realizzare solamente nella sfera individuale dell’uomo, che deve razionalmente rapportare l’esperienza del proprio vissuto alla realtà fattuale del mondo, e quindi crearsi un’opinione sulla sconcertante immanenza della propria esistenza e su tutto ciò che ne deriva.
Vendola considera suo nemico non Berlusconi ma il berlusconismo, inteso come concetto o fenomeno o stile di vita, e a questo oppone un’altra narrazione, un altro concetto, un altro fenomeno, un altro stile di vita: il vendolismo. Vendola non ci offre il modo di sfuggire ai tentativi di condizionamento da parte dei leader carismatici, ma ci offre il suo di condizionamento! Il suo modo di vedere le cose, il suo modo di essere, la sua storia personale. Vendola resta intrappolato (forse volutamente) nel sistema che dice di voler abbattere: il predominio di “un capo, una guida, una star, un superuomo” sui suoi seguaci. Quanti credono in Vendola per la buona amministrazione che ha fatto in questi cinque anni? E quanti sono invece infatuati dalla narrazione epica, eroica, dell’eversivo, dell’omosessuale, del comunista, del poeta che, contro ogni previsione, continua a sconfiggere i potenti? Vendola sta offrendo agli elettori di sinistra, in particolare i pugliesi, ciò che Berlusconi ha offerto a quelli di destra: una storia in cui credere.
Nel farlo è bravissimo, da manuale di marketing politico. Perché allora criticare il sistema che gli permette di essere vincente? Perché contraddire la propria stessa essenza con i proclami di “comunità”, “gruppo”, “fratellanza”? Risposta: è ciò che la gente, la sua gente, vuole sentire. Così come il popolo di Berlusconi vuole sentirsi raccontare la favola delle tasse dimezzate, il popolo di Vendola vuole sentirsi raccontare la favola della massa formata dalla somma di tante individualità e quindi della società di massa indifferenziata come male assoluto. Per questo Vendola non se la prende con il solo Berlusconi, sa bene che la massificazione è un fenomeno molto più grande e complesso delle insignificanti questioni italiane. Ciò che Vendola non capisce (o capisce ma non può dire) è che la globalizzazione, o massificazione del pensiero, è un fenomeno mondiale, irreversibile, inarrestabile. Lui ne è, infatti, un prodotto. Un prodotto di qualità. Ciò che si dovrebbe dire alla gente, anche ai militanti di sinistra, è che inutile tentare di contrastare una tendenza globale, ma che piuttosto bisogna imparare a cavalcare l’onda portentosa scaturita dalla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. Ed è ciò che Vendola sa fare meglio, grazie alla sua capacità oratoria, grazie alla sua estrema disponibilità verso mezzi come la Rete, e le video-lettere ne sono l’esempio migliore, grazie alle sue abilità di leader. Abbia il coraggio di abbandonare la stantia retorica comunista del “collettivo” e di non prendere in giro i propri elettori. È vero che l’unione fa la forza ma questa forza è vana se non c’è un leader forte in grado di tramutarla in decisioni e di accollarsene le responsabilità. Siamo in un periodo storico in cui si tende all’estrema personalizzazione della politica, solo leader carismatici e mediatici sono in grado di ottenere il consenso delle masse. Ormai ci siamo dentro. Accettare la predominanza della propria leadership sul collettivo non è cadere nel tranello del berlusconismo, che prevedrebbe un anti-Berlusconi da opporre a quello originale, ma solo prendere coscienza di come le dinamiche della politica e della società si sono sviluppate negli ultimi decenni. Vendola è Vendola, non un anti-Berlusconi, è un grande leader carismatico ed è anche un buon amministratore. È quanto di meglio, data la catastrofica situazione generale, ci potesse capitare in Puglia: un Governatore che ha a cuore gli interessi dei cittadini. Per questo dobbiamo votarlo. Ma abbia il coraggio di dirci la verità. E di considerare Berlusconi per quello che è: il principale nemico della democrazia in Italia, quindi anche il suo.
GIUSEPPE PUTIGNANO
P.S. ringrazio Antonio Lillo per lo spunto alla riflessione