Capita poi che a volte la politica riesca a tirare fuori dalla gelatina quotidiana gesti di una purezza estrema e che, proprio in virtù di questa loro cifra, non finiscano in prima pagina sui giornali o come prima notizia al telegiornale.
Diciasettemaggioduemiladieci.
Incontro al Quirinale con le associazioni per la giornata mondiale contro l’omofobia: nel 1992, sempre il 17 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha depennato l’omosessualità dalla lista delle malattie umane, ritenendola non più tale ma solo una variante normale del comportamento umano.
Mara Carfagna, in qualità di Ministro delle Pari Opportunità, tira fuori il foglietto e comincia a leggere il suo discorso. Ed ecco quello che non ti aspetti. Trascrivo preciso preciso con qualche piccola nota.
“Consentitemi un pensiero particolare all’onorevole Anna Paola Concia (nota 1: unica omosessuale dichiarata (nota nella nota: sic!) presente nel nostro Parlamento) alla quale sono grata per l’impegno e la delicatezza che ha speso per farmi conoscere la ricchezza del mondo associativo qui presente (nota 3: associazioni della galassia omosessuale), con tutte le sue sfumature e per avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato”.
A me queste parole hanno colpito molto.
Perché non sono state certamente facili da pronunciare (da un politico poi), perché svuotano in un solo colpo l’arsenale del pregiudizio di tutte le sue cartucce, perché dimostrano una volta di più, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che le donne possono restituire un senso alto alla parola politica.
E soprattutto perché in un paese come il nostro, che si chiami Italia o Locorotondo differenza non fa, dove è all’ordine del giorno la caccia al ricchione (al sud) o al frocio (al centro) o al gay (al nord: lì, almeno con le parole, sono avanti), ci dicono che ciascuno di noi non può rimanere chiuso nel calduccio confortante del suo bozzolo.
Bisogna avere il coraggio di incontrare ed ascoltare l’altro, di spalancare finestre su mondi la cui conoscenza altrimenti è guidata unicamente dai più beceri luoghi comuni.E ancora.
L’omosessualità.
Che non è un delitto né una malattia, con buona pace del Cardinal Bertone. Che le persone sono buone o stronze indipendentemente dai loro orientamenti sessuali. Che per chiunque possieda braccia, gambe e cuore i diritti (i doveri già lo sono) devono essere semplicemente gli stessi.
Il resto sono, appunto, solo ed unicamente pregiudizi.
Qui fa caldo, ci si prepara ai festeggiamenti del santo patrono, ma, forse, all’alba del terzo millennio, qualcosa mi fa pensare che, alla “luce del sole” (ndr: il riferimento allo slogan del Gay Pride nazionale di Napoli è puramente voluto), the times they are a changin’.