La fretta del cuore

Come la Berté ha sconvolto la classica serata per famiglie Rai, rivelandone i meccanismi perversi


Dio benedica Loredana Bertè! Stasera ospite di quell’immane porcata che è Ti lascio una canzone, su Rai Uno, ancora una volta ha dimostrato come classe ed eleganza non sempre vadano a braccetto, ma quanto bene fa all’arte certe volte.

Nei circa dieci minuti che è rimasta sul palco la Bertè si è dimostrata un’artista talmente imprevedibile, pericolosa, come da tempo non mi capitava di vederne in tv, da smontare in pochissimi istanti tutto l’immenso baraccone di falsità e orrore che questa trasmissione rappresenta. Detesto Ti lascio una canzone, la detesto perché dietro tale e tanto buonismo deamicisiano, non si nasconde altro che la solita e morbosa attrazione per l’ambiguità sessuale tipica del nostro popolo. Tutto qui dentro sembra rivoltato, sottosopra, questi bambini spremuti e sfruttati al massimo per le tanto decantate qualità canore “da adulto” abbinate ai loro visini innocenti, sembrano già grandi, o meglio ancora sono talmente invecchiati da risultare indefinibili, mentre cantano con finta passione pezzi che non li riguardano, non esprimono il loro mondo interiore, al massimo quello del pubblico pagante, in delirio più e più volte per tali capacità imitative, da scimmiette ammaestrate. La Clerici, che conduce tutto il baraccone, per non essere da meno, e nonostante i suoi buoni sentimenti da neo mamma appagata, ringiovanisce a ogni puntata in maniera ridicola, basta una frangetta, il trucco pesante e un vestitino stretto che tira fuori le tette ed eccola lì la ragazzina, che fa battute ammiccanti ai bambini, giocando con loro questo strano gioco dei piccoli grandi uomini, senza una vera età.

In tutto questo, all’improvviso, poco dopo cena, è piovuta Loredana Bertè, matta e benedetta insieme. Avvinazzata sembrava, o forse fumata, non so. Andava a ruota libera, sputava le parole, del tutto incontrollabile. Chissà come avrà sudato freddo la Clerici, quella vecchia volpe televisiva, guardandola esibirsi. Forse avrà pensato che certa gente non dovrebbe più apparire in tv. Ma ascoltate me, la Bertè è stata grandissima, unica! Scorretta in una maniera che ormai non è più accettata (o accettabile) in tv, una boccata fresca per un canale così paludato com’è Rai Uno. Loredana Bertè è arrivata su di un palco laccato di bontà e buoni sentimenti cantando Sei bellissima e nulla è stato più come prima. Perché la Bertè non finge la sensuale innocenza di queste bambine che potrebbero tranquillamente fare il verso alla Cinquetti di Non ho l’età; la sensuale innocenza a cui tali bambine tutta facciata, coi loro vestitini corti ed eleganti, gli occhiali spessi da segretarie disponibili e le frangette in linea con la Clerici, alludono. La Bertè è pericolosa. E stronza. E la prima cosa che ha fatto arrivando sul palco è stata smontare il baraccone di falsità e piccoli insidiose ipocrisie su cui è costruita tutta la trasmissione. Come ha fatto? Ha cominciato a giocare con loro, come fa il gatto col topo. “Mi diverto proprio, stasera me diverto proprio” ha detto a un certo punto, con una punta di sadismo nella voce. E poi al ragazzino intervenuto e per nulla divertito: “Ciao, figo!”

È stato uno spettacolo inquietante vederla abbracciare, prendendoli alle spalle, tutti e due i maschietti che hanno duettato con lei, in maniera talmente incorrect da risultare quasi pornografica, stringerli a sé con le sue mani unghiate e sussurrare, mentre loro cantavano secondo copione, la canzone al loro orecchio, in modo che le sue labbra lo sfiorassero più volte. Sembrava proprio un vampiro e il primo bambino, in particolare, era terrorizzato! Per una volta il suo sguardo non mentiva.

O ancora in un altro duetto con una ragazzina su E la luna bussò, ballare accanto a lei e mostrare maliziosamente il sedere e lo spacco alle telecamere. O zittirne un’altra con un gesto brusco, perché la intralciava in Non sono una signora e subito dopo baciarla per farsi perdonare la sgarberia. La Bertè è stata in tutto e per tutto esagerata, e ingrassata, vestita male e pettinata peggio, con gli occhiali scuri a coprire gli occhi pesti, come li ha mostrati per pochi istanti, in un allucinato dialogo con la Clerici, che prima che combinasse altri guai, ha mandato la pubblicità. La Bertè con la voce roca, talvolta stonata, distrutta da una vita di stravizi, che non ha nulla a che fare con le voci finto-impostate di questi poveri ragazzini che per fortuna non capiscono, non abbastanza almeno da farsi venire i brividi, come succede a me.

Voi mi direte adesso che non ci si dovrebbe comportare così con dei bambini, che è stupido e crudele, ma del resto la Rai è molto più colpevole, avendo montato intorno a loro tutta questa trappola che prevede anche che la Berté possa fare questo, se vuole. E la Bertè, che secondo me non è più lucida da anni, ha solo colto per intuito quello che accadeva e lo ha mostrato, nudo e crudo al mondo, secondo la propria poetica, che è una poetica dell’imbarazzo, cioè del forzare le situazioni a tal punto da renderle imbarazzanti, rivelandone così le contraddizioni, i meccanismi perversi. L’ho già detto, non è elegante, ma è pur sempre arte. Prendere o lasciare.

Quanto a me, io prendo e prendo tutto, e non sono nemmeno solo. Non ho mai visto i musicisti della trasmissione divertirsi tanto a suonare, come con lei.

ANTONIO LILLO

Written on Giovedì 28 Ottobre 2010 12:40