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Il corpo di Silvio e la fine della democrazia

“Una volta imposta l’idea che un capo deve essere dotato di un’immagine marcata e inconfondibile come la sua, resta sottinteso che chi non ha quell’immagine non può essere un capo.” Italo Calvino


Non è facile riuscire a raccapezzarsi tra i colpi di coda del berlusconismo. Questo cancro tutto italiano che sembra farsi di ora in ora più esteso sul corpo morente della nostra democrazia. Dal giorno – il 14 dicembre - in cui il Governo si regge sul voto di una maggioranza composta da cooptati, corrotti e “diversamente interessati” (i leghisti), il berlusconismo è esploso in tutto il suo fragore. Non più mascherato, non più mistificato, spesso sputato in faccia ai pochi onesti residui. 

Nessuno dei berlusconiani è più capace di esprimere un dissenso di tipo politico. Alzano la voce solo quando è il momento di preservare o garantire interessi personali, che si tratti di un seggio in Parlamento, di un mutuo da pagare, di una consulenza affidata a un familiare, di un contributo statale ad un’attività privata. Esempi disarmanti di una miserrima umanità, il cui acme è il comportamento del ministro degli Esteri Franco Frattini. Assolutamente inutile in qualsivoglia assise internazionale atta a decidere il futuro della guerra in Libia, Frattini è corso in Parlamento a votare il blitz della maggioranza per invertire l’ordine del giorno e far passare il processo breve. La 38esima legge ad personam dell’era del Caimano. Il ministro degli Esteri del paese più vicino alla Libia è costretto quindi ad organizzare la propria agenda secondo le esigenze personali del suo padrone. Gheddafi è, del resto, infinitamente meno pericoloso della Boccassini.

Di fronte al palesarsi di questa condizione di corruzione – dei corpi e delle menti - costante e assidua, nessuno può più essere considerato inconsapevole o incosciente. È talmente evidente lo spianarsi del berlusconismo in tutte le sue forme che non esiste italiano incolume. Oggi si può essere solo a favore o contro. E a tutti coloro che sono a favore, bisognerà, prima o poi, far pagare il conto dei danni inferti alla democrazia da un Ventennio di dittatura mediatica. Una specie di autocrazia o sultanato (cfr. Giovanni Sartori) molto più viscerale di un regime violento, in cui il potere non è imposto con la forza ma con la persuasione. 

Quei lampedusani rapidi a spellarsi le mani dagli applausi, alla sola vista di Silvio, ne sono una prova lampante. Proprio loro, che avrebbero tutti i buoni motivi per contestarlo (e l’hanno fatto fino a pochi minuti prima), si sono sciolti dinanzi ad una nuova promessa sorridente. Capitolati di fronte alle vecchie armi del venditore di pubblicità: “Ho comprato una casa a Lampedusa. Sono lampedusano anch’io”. Un’abile ma abusata tecnica di marketing a cui gli italiani continuano ad abboccare – e non ci si illuda che gli abitanti di quell’isola remota siano così diversi dai cummenda milanesi – tutti propensi verso il manifestarsi del corpo mistico del Re (vedi I due corpi del Re di Ernst Kantorowicz). 

Ha scritto Michele Serra: “Così come John Kennedy disse “io sono berlinese”, rendendo universale una condizione specifica, lui dice “io sono lampedusano”, rendendo personale una questione collettiva (…). La redenzione passa da lui, dall’annessione dell’isola a Berlusconia, dalla sua fulminea promozione da asilo di disperati a residenza di miliardari. Dicendo “io sono lampedusano”, ha detto molto di più. Ha detto ai lampedusani “voi siete Berlusconi”, e in quanto tali salvi, sollevati da ogni pena.” 


Il regime democratico nel nostro paese rischia di svanire non tanto con Berlusconi – che non ha interesse a imporre un regime diverso, giacché riesce a soddisfare ogni suo comodo con quello vigente – ma subito dopo, quando la dialettica e le abitudini democratiche saranno ormai dimenticate e incomprensibili. Un nuovo uomo alla ricerca di potere non potrà fare ricorso a un patrimonio economico così sterminato, per portare dalla sua parte le schiere di corrotti, e allora – possibilmente – farà ricorso alla forza. Gli italiani, devoti ormai ad un'unica regola madre, “il mio interesse viene prima di tutto e tutti”, applaudiranno. Il germe inestirpabile del mito totalitario (“Mussolini ha fatto anche qualcosa di buono”), che sopravvive anche tra le menti più illuminate, contribuirà a cementare le basi del nuovo regime con la retorica dell’uomo forte, inviato dalla Provvidenza a risolvere tutti i problemi terreni. Così, vittime dell’ennesimo carisma messianico, andremo in contro ad una nuova catastrofe.


GIUSEPPE PUTIGNANO

Written on Venerdì 01 Aprile 2011 11:36 Ultima modifica Sabato 04 Giugno 2011 18:29