Nulla è cambiato in positivo. È solo peggiorato. Ripartiamo dal principio ultimo, di qualche mese fa.
È del tutto logico che il Parlamento debba riguardarsi da un parlamentare accusato di un reato finché non venga chiarita la sua posizione. Lascereste mai la vostra bambina in mano a un tale accusato di pedofilia? O attendereste i tre gradi di giudizio prima di giudicarlo? È del tutto logico che intanto la vostra bambina non la consegniate più nelle sue mani, nell’attesa di giudizio.
Allo stesso modo per il Popolo Sovrano, la “Presunzione d’innocenza” è un principio giuridico “Sacro” come è sacro il “dovere della difesa della patria”, da parte del popolo italiano, recitato nell’art. 52 della Carta, come lo è, altrettanto sacro e legittimo, il principio di “Prudenza” nei rapporti tra consociati di una comunità.
Il concetto di “Giudizio” degli uomini, diventa sofisticato ma da contestualizzare con buon senso, in un capoverso del “The black swan” di N.N. Taleb (saggista, empirista e filosofo, che ha dedicato la sua vita allo studio dei processi - percettivi sociali e cognitivi - di incertezza probabilità e conoscenza). Egli scrive: “Non esorto le persone a sforzarsi di non dare giudizi. Perché? Perché gli esseri umani vanno trattati da essere umani, non si può insegnare loro a trattare il giudizio: i giudizi sono radicati nel mondo in cui guardiamo gli oggetti. Io non vedo una “pianta”, vedo una pianta “bella” o “brutta”. Non è possibile tenere a mente una situazione senza qualche elemento di distorsione”.
L’elettorato ha il dovere di valutare l’operato di un Governo. Lo fanno anche le agenzie di rating (come le “Tre sorelle”, così chiamate le tre principali agenzie a livello mondiale e più influenti sui mercati: Standard & Poor's, Fitch e Moody’s.) e hanno il potere di influenzare i mercati finanziari, fondando la loro autorità sulla “Reputation” guadagnatasi in base ai giudizi emessi.
Il taglio a sorpresa del rating italiano da parte di Standard & Poor's conferma che il paese paga il conto di una grave crisi di credibilità. Siamo scesi da “A+” ad “A”. Le motivazioni sulla decisione del declassamento, si legge sul documento di S&P, riflettono sulle “prospettive per una crescita economica che si va indebolendo”; la seconda motivazione è sulla tenuta del nostro governo: la coalizione di governo è “fragile” e non si ritiene che sarà in grado di prendere quelle misure necessarie per affrontare problemi che si faranno più profondi. L’ultima, riguarda la dimensione del nostro debito che resta troppo elevata. Il premier, Silvio Berlusconi, sofisticamente replica alla notizia: “Tutta colpa dei Media”. Ora, sommessamente, attendiamo il rating anche di Moody’s.
Gli stati vengono, quindi, letteralmente giudicati dai soggetti privati operanti nel mercato, vale a dire dal mercato stesso e di conseguenza, non hanno più nessun ruolo regolatore sui mercati stessi. Il mercato è giudice delle capacità degli Stati, attribuisce loro un rating, emette giudizi di credibilità e di affidabilità sugli Stati stessi che si trovano a dover pagare maggiori interessi sui propri titoli di debito e che rischiano la bancarotta se i propri titoli sono valutati talmente male che nessun soggetto è pronto più a comprarli, togliendogli la possibilità di finanziarsi. Nella visione continentale che condividiamo, lo Stato è deputato a risolvere i problemi della gente. Il Popolo ha il dovere, (deve!) giudicare. Per questo ci si associa in forma statale e si accettano limitazioni alla libertà, come quella, tra le altre, di pagare le tasse.
Tuttavia, come commenta Leonardo Scimmi su “Europariformista” (brillante avvocato d’affari italiano, da alcuni anni in Lussemburgo, come legal counsel in “Lombard Odier Funds”), la lente di ingrandimento cade immediatamente sulla compagine azionaria di tali agenzie e si rileva che gli azionisti sono, spesso, grandi investitori o gestori di fondi hedge, dei privati interessati all’andamento dei mercati in cui investono e, ancor più, interessati ad influenzare quei mercati in cui investono e da cui traggono profitti per sé e per i propri sottoscrittori.
D’altra parte argomentare che il mercato sceglie le agenzie di rating più efficienti non varrebbe ad eliminare il sospetto del conflitto di interesse, perché la domanda di fondo resta ed è stabilire se un giudizio indipendente e determinante possa essere fornito da un soggetto privato, anch’esso parte del sistema, che deve giudicare e influenzare.
Posto che la finanza e l’economia sono il nucleo centrale dell’attività di uno Stato, privare lo Stato del potere decisionale su tali argomenti chiave, significa espropriarlo del suo potere in generale.
Il tutto avviene normalmente per due ragioni: la prima, è che se la finanza è globale, la politica non lo è ancora. La seconda è la sfiducia preconcetta degli economisti – istruiti ad hoc dalle business schools – verso la politica, che “deve stare fuori dall’economia”.
E perché dovrebbe stare fuori dall’economia la politica che è la sola attività riconducibile – attraverso la democrazia e le elezioni – alla volontà del popolo, che è poi il soggetto destinatario di ogni effetto che accade nel mondo e che – per dettato costituzionale – è il detentore formale del potere decisionale?
Quest’ultima è un’altra importante questione su cui le istituzioni governative internazionali dovrebbero discutere ma per ora abbiamo il dovere di bocciare coloro i quali non raggiungono la sufficienza nei profitti e in condotta. Diritto legittimante posseduto da altri e consumato, quotidianamente, su di noi.
PAOLO GASPARE CONFORTI DI LORENZO