Berlusconi in campo per le amministrative

Per il premier il voto è sull’operato del Governo. Ecco allora un’analisi su ciò che è stato fatto.

Il Premier è debole, come un vecchio leone ormai stanco. Questa, la deliziosa bazzoffia a una settimana dal voto amministrativo(!):
Saremmo tutti meno liberi se la sinistra ritornasse al potere e mettesse in atto i programmi che ha annunciato. Rintrodurrebbe l'Ici, che noi abbiamo abrogato, raddoppierebbe l'imposta sul reddito di Bot e Cct e dei dividendi delle azioni, istituirebbe la patrimoniale, consentirebbe le intercettazioni a tappeto, utilizzandole contro gli avversari politici, e lascerebbe spalancate le porte agli immigrati clandestini per poi concedere loro il voto e spostare la bilancia elettorale".

"Abbiamo dunque la possibilità di governare e finalmente di realizzare quelle riforme dell'architettura istituzionale dello stato, della giustizia, del sistema tributario, che sinora a causa dei nostri alleati, prima Casini e poi Fini, non eravamo mai riusciti a realizzare perché nella maggioranza non avevamo i numeri per farlo. Sono convinto, invece, che riusciremo in questo nostro disegno entro la fine della legislatura e respingeremo con la politica dei fatti, gli attacchi, gli insulti, le menzogne che l'opposizione e le toghe militanti della sinistra continuano a seminare nelle piazze, nelle televisioni, sui giornali, contro di noi.

Avete capito? Per noi questa è una notizia. Oggi, non si arrovella neanche più su improbabili programmi politici.
In quest’ultimo periodo, abbiamo assistito a qualcosa di altrettanto strano: i talk show d’informazione politica serali, più seguiti, contemplano sempre più giornalisti di estrazione editoriale a lui vicina anziché parlamentari della maggioranza. Il risultato, il confronto politico, è stato sistematicamente declinato e, quelle poche volte in cui ha affrontato platee politiche, ha intrattenuto nel finale gli astanti accorsi e compiacenti, pennellando barzellette e contumelie, sulla sua stessa persona, d’infimo sarcasmo, per distogliere l’enunciazione precedente e principale.

Il vocabolario è lo stesso. Non è più propositivo e diversificato come lo era in passato. Altra notizia è il fatto che egli vive l’elezione amministrativa di Milano, come “questione personale”. Questo è quanto dichiara: "Chi ci vota domenica prossima vota contro la Boccassini e De Pasquale, questo deve essere chiaro a tutti".  Pronto a far ripartire immediatamente tutto il pacchetto giustizia, in caso di un exploit elettorale che gli restituisca la forza perduta. "È vero - ha detto a proposito della commissione d'inchiesta sulla magistratura - è tanto che ne parliamo. Finora mi sono fatto convincere da chi mi consigliava di non forzare la mano, ma se vinciamo a Milano la facciamo per davvero, anzi sarà la prima cosa che partirà".  Ha persino bloccato le leggi “salva-silvio” in parlamento: processo Mills (con la prescrizione breve), caso Ruby e il caso Mediaset (con il conflitto di attribuzioni), intercettazioni (con la legge bavaglio), in attesa di ben capire cosa accadrà nella sua Milano, che vedrà il confronto elettorale, per concorrere al Comune, così schierati: da una parte Giuliano Pisapia, noto penalista meneghino, da sempre schierato, e difensore nei fori dei soggetti cosiddetti deboli, i quali non hanno trovato mai spazio nelle politiche dell’amministrazione milanese, e, dall’altra parte, la fedelissima, sindaco uscente, Letizia Brichetto Arnaboldi ( i.e. Letizia coniugata Moratti).

Il premier pone questa tornata elettorale delle amministrative comunali, come voto di fiducia politico all’operato del governo in questi ultimi anni. Ma, noi tutti, abbiamo bene in mente, la sera dell’8 maggio 2001 e le immagini che ci giungevano dallo studio televisivo di Bruno Vespa, con il suddetto, seduto in cattedra, mentre firmava il celeberrimo “contratto con gli italiani”. Cosa è rimasto di quel contratto?

Passiamo al novero di quel programma politico, analizzando ciò che è stato fatto dal 2001 a oggi, con l’ausilio di una illuminante analisi dimostrata e redatta, dagli economisti indipendenti de “La Voce”, gruppo d’illustri professionisti e docenti universitari.

RIFORMA FISCALE

La promessa: Abbattimento della pressione fiscale:
●    con l'esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui;
●    con la riduzione al 23 per cento per i redditi fino a 200 milioni di lire annui;
●    con la riduzione al 33 per cento per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui;
●    con l'abolizione della tassa di successione e della tassa sulle donazioni.

Nella tabella, il confronto tra le promesse e l’attuale struttura delle aliquote



Le tasse sulle successioni e sulle donazioni sono state abolite nel 2001. Successivamente il governo Prodi ha reintrodotto l’imposta, ma solo per grandi patrimoni (tassa di successione).

LAVORO

La promessa: Dimezzamento dell'attuale tasso di disoccupazione, con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di posti di lavoro.

L'occupazione è aumentata di poco più di un milione dal terzo trimestre del 2001 a marzo 2011 (è passata da 21 milioni 798 mila a 22 milioni 865 mila unità) e quasi interamente per ragioni demografiche (grazie soprattutto all’immigrazione: ci sono oggi in Italia quasi 800mila stranieri occupati in più che nel 2005, primo anno in cui questo dato è stato reso disponibile dall’Istat). Il tasso di occupazione (occupati in rapporto alla popolazione in età lavorativa) è, infatti, passato dal 55,9 al 56,8 per cento.

Anche l’obiettivo del dimezzamento del tasso di disoccupazione non è stato raggiunto. Secondo i dati Istat nell’ultimo trimestre del 2000 il tasso di disoccupazione era il 9,6 per cento, sarebbe quindi dovuto scendere al 4,8 per cento per mantenere la promessa. Cinque anni dopo, nell’ultimo trimestre del 2005 era sceso al 7,5 per cento. Dieci anni dopo, nell’ultimo trimestre 2010, la disoccupazione è all’8,5 per cento.

PENSIONI

La promessa: Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione al mese (cifra espressa nelle vecchie lire, ovvero circa 520 euro).

Nel 2006 si può stimare, con l’indagine dello stesso anno della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie, che vi fossero ancora 4,4 milioni di persone con pensione inferiore ai 550 euro.
Oggi, a dieci anni di distanza dal “contratto con gli italiani”, la pensione minima è pari a 467,43 euro (905.070,69 lire) a meno di appartenere a un ristretto gruppo di pensionati che soddisfino requisiti di reddito (non superiore ai 7.850,31 euro se singolo e, se coniugato, il reddito cumulato con quello del coniuge non deve essere superiore ai 13.275,21 euro) e vecchiaia (a partire dai 70 anni).

CRIMINALITÀ

 

La promessa: L'introduzione del poliziotto, carabiniere o vigile di quartiere nelle città col risultato di una forte riduzione del numero dei reati rispetto agli attuali 3 milioni

Nel 2001, in base ai conti dell'Istat, il numero dei reati non era di 3 milioni, ma di 2.163.826. In totale dal 2001 al 2006 i reati sono aumentati del 28,0 per cento. Nel 2006 si sono registrati 2.771.490 reati. Nel 2011, 2.629.831 reati, con un incremento del 21,5 per cento rispetto a dieci anni fa.



GRANDI OPERE

La promessa: Apertura dei cantieri per almeno il 40 per cento degli investimenti previsti dal "Piano decennale per le grandi opere" considerate di emergenza e comprendente strade, autostrade, metropolitane, ferrovie, reti idriche e opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni.

Verificare il rispetto di questa clausola del contratto è difficile. Subito dopo le elezioni del 2001 la maggioranza varò la “Legge obiettivo” che in parte modificava e (soprattutto) integrava il “Piano decennale”. Nella Legge obiettivo erano inizialmente comprese 196 opere (di cui 126 relative ai trasporti). In seguito l’elenco fu portato a 348 per complessivi 358 miliardi di spesa (189 opere di trasporto per 342 miliardi di spesa, il 95 per cento).




Per le sole opere di trasporto, secondo Legambiente, la situazione a fine 2010 era la seguente:



Quindi, dopo dieci e non cinque anni, le opere realizzate, cantierate o in gara (che possono essere ancora molto lontane dall’essere cantierate) sarebbero il 32,2 per cento del totale. Sulla base di queste fonti, nel 2006, alla scadenza del contratto, il traguardo del 40 per cento era perciò assai lontano.

Volendo fare affidamento su dati ufficiali, bisogna restringere lo sguardo alle sole opere approvate dal Cipe tra il 2002 e il 2010 - ma che comprendono anche opere estranee al settore dei trasporti. Facendo le somme si ricava che le opere realizzate o almeno cantierate rappresentano una spesa inferiore al 23 per cento del totale approvato. Il numero, invece, è più elevato perché sono stati realizzati o cantierati progetti molti piccoli o micro lotti (come quelli dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e di altre opere stradali).



Il leone è vecchio. È senza denti.

PAOLO GASPARE CONFORTI DI LORENZO

Written on Giovedì 12 Maggio 2011 08:07 Ultima modifica Giovedì 19 Maggio 2011 12:51