La Lord-a Stella

La riforma che tanto sta facendo discutere il mondo dell’università, della scuola e della ricerca, è suddivisa in 25 articoli, suddivisi a loro volta in 3 titoli.

Volendo fare un compendio della “copernicana” riforma, dovremmo evidenziare, le tre logiche su cui, la legge, si sta arrovellando ed esse sono: un’ampia delega al governo per mettere in cantiere uno o più decreti, su qualità ed efficienza che dovrebbero rilanciare il merito; una nuova regolamentazione, per combattere il baronato, sul reclutamento dei docenti e dei ricercatori e, infine, una riorganizzazione del sistema universitario, per ridare slancio all’istruzione nel settore terziario.

Leggendo il “compendio” della riforma, ci sembrerebbe davvero di essere di fronte a una rivoluzione copernicana con le stesse conseguenti, annose vicende, che le “rivelazioni” espresse dallo scienziato nel XVI sec., comportarono.

Entrando nel merito, i punti critici del codicillo sono:

I criteri di valutazione dei fondi – Valutazione sui singoli atenei collegandoli a una quota-premio dei finanziamenti che si aggira intorno al 7%. Sarà l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione Universitaria) l’organismo che dovrà occuparsi della classificazione e monitoraggio.

Le regole dei concorsi – Ci sarà un albo nazionale degli idonei e le università dovranno attingere da quell’elenco. Le commissioni sono composte da professori ordinari. Questo punto è stato oggetto di forti critiche perché si chiede il ruolo unico per la docenza.

I precari in cattedra – La riforma non affronta la questione del precariato delle cattedre, per esempio, quello dei docenti a contratto, che da anni tengono corsi di laurea “tappando” i buchi in organico. In Italia sono decine di migliaia queste figure.

Contratti a tempo - I ricercatori sono sottoposti a contratti a tempo determinato, contratto di 3 anni rinnovabile una volta: poi o superano il concorso e diventano associati o vengono estromessi dagli atenei. Per i vecchi “ricercatori” il ruolo è a esaurimento. Il ministro ha promesso un adeguato numero di concorsi per il passaggio a professore associato. Nulla di empirico insomma.

L’incertezza delle risorse – Ci sono grosse incertezze sul finanziamento. Gli atenei non hanno ancora ricevuto i fondi del 2010.

La governance e i membri esterni – L’organo di governo più importante, diventa il consiglio di amministrazione, dove possono sedere anche membri esterni e le nomine spettano al Rettore.

Evidentemente la riforma Gelmini porta ad una visione aziendalistica dell’università pubblica, senza che ci sia una vera natura “privata” del sistema, oltre a un’autentica precarizzazione definitiva dei ricercatori e un indebolimento delle attuali misure di diritto allo studio.

Per migliorare l’efficienza e l’efficacia della ricerca e della qualità didattica, gli atenei potranno fondersi.

Un articolo precetta la costituzione di un “Fondo per il merito”, finalizzato a promuovere l'eccellenza e il merito fra gli studenti, attraverso l'attribuzione di borse e premi di studio. Presa così, sembrerebbe una delle più democratiche riforme finora formulate in Europa. A seguire invece si scopre che sarà il Ministro Gelmini in persona, con propri decreti, a stabilire le modalità di accesso e l'ammontare dei premi. Il fondo sarà rimpinguato con finanziamenti statali e privati. La delega al governo "in materia di interventi per la qualità e l'efficienza del sistema universitario" è così ampia da indurre più di qualche preoccupazione in docenti e studenti.

Saranno poi i singoli atenei a chiamare i docenti, in base ad un bando pubblico. Gli atenei potranno altresì conferire assegni di ricerca e potranno stipulare contratti, a titolo gratuito o oneroso, per attività di insegnamento.

Potranno inoltre assumere ricercatori a tempo determinato, con contratti triennali prorogabili una sola volta. Metà dei 24 mila ricercatori italiani si sono dichiarati "indisponibili", quest'anno, all'insegnamento.

Uno dei più insigni barrister inglesi del XIX secolo, riformatore del sistema scolastico inglese, fondatore della “Society for the Diffusion of Useful Knowledge” e della “Univesity College London”, elevato nel 1830 a Lord Cancelliere della Corona, esordisce al parlamento monarchico, che per l’occasione, era riunito in seduta comune, con la seguente prolusione:

La cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù.

I britannici, il 22 novembre del 1830, disponevano di Henry Peter Brougham, 1st Baron Brougham and Vaux; gli italici, il 22 novembre del 2010, della lord-a Maria Stella Gelmini.

PAOLO GASPARE CONFORTI DI LORENZO

Written on Sabato 27 Novembre 2010 12:56