Antonio Lillo - L’innocenza del male

In bilico tra il “fare” e il “nonfare”, tra i dubbi di uno scrittore che si fa strada con i suoi “compagni di passo” in un mondo a volte poco chiaro

Fresco di stampa, il libro del Locorotondese Antonio Lillo “L’innocenza del Male”, pubblicato presso la casa editrice Lieto Colle, è una raccolta di poesie che hanno la forza di svelare piccole verità soggettive, che lasciano intravedere un male che si fugge, che si perde tra le parole di un diario di bordo in versi. Superato lo scoglio di una prefazione un po’ ostica di Oldani ci si immerge in un flusso di pensieri, di emozioni, di piccole esperienze che delineano pian piano la sagoma di un narratore quasi petrarchesco, talvolta amletico che si divincola tra i suoi pensieri e domande semplici e allo stesso tempo criptiche e profondamente irrisolvibili.

Scandagliata ogni possibile sfaccettatura della realtà, con un percorso che indifferentemente indaga paesaggi esterni così come interiori, è evidente il tentativo, il desiderio “ di difendere il mio, ciò che resta di me”, come anche la forza di r-esistere, di esserci, di lasciare tracce non così invisibili e silenziose come talvolta ci danno a credere il tono rassegnato e malinconico di alcuni componimenti.

Le apparenti contraddizioni sono la chiave di lettura del testo che è in bilico tra il “fare” e il “nonfare”, tra i dubbi di uno scrittore che lungi dall’essere “nel girone dei perduti” sembra invece farsi strada con i suoi “compagni di passo” in un mondo a volte poco chiaro, certo, ma pur sempre descrivibile. Ed è proprio la descrizione, l’attenzione per i dettagli che rendono peculiare ciascuna poesia, “L’amore trascura i particolari”, questo l’incipit di “Gli Amanti di Savona” eppure Lillo si ritrova ad inseguirne le scie, di questi particolari, e lo ritroviamo avviluppato in essi tra i suoi versi. Una poesia della quotidianità, della semplicità dei gesti abitudinari che trovano nel loro ritmo uno spazio per i pensieri spontanei e innocenti del poeta.

Il tempo dell’intero testo, scandito a suon di rime ed assonanze, sembra non avere inizio né fine, tutte le poesie trovano equilibri, armonie e connessioni tra loro e tutte, immancabilmente, ci descrivono – ancora una volta- un particolare momento, anche solo un istante di una vita che mai s’allontana troppo dal reale, perfino nel “falso mondo” dei sogni, e che suona ancor più familiare trai versi declinati nel nostro dialetto locorotondese, lasciando che i suoni aspri, gutturali parlino d’amicizia, d’amore, di rassegnazione.

Se è vero, come scrive Lillo, che “ La poesia si nutre di poesia”, non possiamo che proseguire nella lettura del dettaglio, nella meticolosa riflessione sul percorso che essa ci conduce a fare per poi alla fine fermarci, ma una fine netta e decisa non c’è, “devi piegare le spalle , un’altra volta, a terra”.

DANIELA GENTILE

Written on Giovedì 23 Luglio 2009 15:20