Autore/i: Mario Desiati
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Data di pubblicazione: 2008

L’ultimo romanzo dello scrittore locale Mario Desiati si presenta come un coro a più voci, come un quadro con più punti di fuga; tanti i personaggi, i nomignoli, le storie dei mitici ragazzini della squadra dell’Esperia, ma alla base di tutto vi è un solo grande colore, un’unica inesorabile voce, quella del narratore: Veleno, destinato a raccontare il suo fallimento, la sua solitudine, il suo amore intersecato, sino a confondersi con lo scenario tragico e quanto mai reale di una Taranto investita ormai dal cielo color ruggine del Siderurgico e da una elegante Martina avvolta dall’ombra delle tante dicerie, dei suoi mitici personaggi e soprattutto della leggenda delle spose infelici.
Le vicende e le vite che prendono forma tra le pagine del libro è come se via via andassero scemando per far spazio al trio portante della storia: Veleno, Annalisa, Zazà.
Veleno è il ragazzo che cresce nel sogno del suo amore per Annalisa, che s’illude d’esser stato con lei e che diventa un uomo infelice e insoddisfatto che ha tra le mani quel che resta di un amore idealizzato ma sincero,consumato tra le mura di quella città da cui tenta invano di scappare. Il suo amore infatti “era una masseria di pietra viva nel cuore selvaggio della campagna murgese”. Questo sentimento nel romanzo è incarnato proprio da Annalisa, la regina delle spose infelici, che intreccia misteri e che indossa con classe le leggende sul suo conto, lei desiderata da tutti, accondiscendente con tutti ma in fondo vissuta solo per Zazà, quel ragazzo “senza cattiveria” che vive come tutti la sua sconfitta, il tramonto del suo sogno calcistico tra le sbarre, ma che riuscirà ad avere il suo riscatto, a vendicare il suo amore sottaciuto per la selvaggia Annalisa che rappresenta la donna matura in quel grande universo di bambini.
Annalisa, custode della verità negata a tutti gli altri protagonisti, fa da ponte tra i destini dei protagonisti che vivono, o meglio, sopravvivono durante gli anni delle spose infelici, gli anni dell’ascesa e caduta di Giancarlo Cito, delle morti in fabbrica e dell’inquinamento che sembra invadere la città.
Con uno stile sciolto e raffinato Desiati propone uno scorcio di realtà quasi teatrale del rapporto irrisolto tra Taranto e la sua provincia. Il sud descritto dall’autore non è utopistico né immaginario bensì conserva perfettamente i suoi colori, i suoi strascichi mitologici, umorali e geneticamente dolorosi. È un romanzo volto al passato, carico di un’emotività complessa e preda di nostalgie. La nostalgia, (da algos, che vuol dire dolore più nostos, ritorno) pervade il romanzo regalando al lettore gli odori aspri e forti della nostra terra.
DANIELA GENTILE