Autore/i: Mauro Covacich
Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Data di pubblicazione: 2008

Il libro di Covacich dispiega il suo racconto giocando sull’incanto della realtà romanzata unita alla meta-letteratura che nel libro rappresenta lo specchio della stessa trama. Proprio l’autore in un’intervista specifica che “Quello che mi premeva era abbattere il filtro della finzione, allontanarmi dalla cautela che si cela dietro la dizione dell’ogni fatto è puramente casuale. Sono partito esattamente dal dettato opposto: questi fatti esistono, queste persone esistono. Io esisto. Ho scelto persino di lasciare i nomi veri di coloro che erano coinvolti, una scelta etica direi”. La storia di un amore, quello per la moglie Anna, da cui il protagonista deve congedarsi per far spazio a Susanna, la giornalista romana dallo sguardo indagatore. La storia di uno scrittore che stenta a scrivere il suo romanzo se non aggrappandolo alle pagine della sua vita perché a volte agli scrittori succede che i personaggi che hanno in testa non siano così convincenti come la storia in cui sono immersi in quel momento. Ed è così che Covacich ci presenta il suo protagonista che lungi dall’essere l’uomo risoluto e sicuro nelle sue decisioni si mostra al lettore nelle sue sfaccettature più deboli, problematiche o forse semplicemente più umane di quanto ci si aspetti in determinati casi. Tuttavia pur raccontando della gente che lo circonda si alternano nel libro le due sfere e ritornano immancabili i personaggi letterari, solo che nella storia è la moglie che tradisce il marito, è lei che lo lascia, che scompare, quasi a voler dare giustizia a questo senso di dolore che empaticamente giunge al lettore. Il dolore di chi parte, di chi prende congedo da qualcuno, da qualcosa, da un luogo per spostarsi in un altrove con tutte le conseguenze che ciò comporta. Il senso di non-appartenenza, di solitudine, finanche di pentimento per un amore che persino nella sua assenza riesce a schiacciare, sebbene non materialmente, l’idea di un cambiamento, di novità, di un nuovo romanzo. Dove va a finire un amore quando scompare? Cosa era quell’amore che non c’è più? La sua scomparsa lo rende diverso? C’è colpa nella scomparsa? Nel tentativo di rispondere a queste domande, persone e personaggi si confondono per Covacich, al quale non resta che la sua corsa che segna i battiti, i tempi, gli sforzi non della sua resa, della sua fuga, ma del suo coraggio, della sua voglia di vivere che lo porta ad affrontare ogni circostanza, ogni situazione con forza, sebbene il ritratto del protagonista, che grazie al meta-romanzo riesce a prendere consapevolezza di sé, emerga come un personaggio della debolezza. Chi sceglie di scomparire molto spesso lo fa per debolezza, perché la vita gli si rovescia addosso. A volte scansarsi non è nemmeno una scelta. Non ce la si fa a reggere il peso di una vita già decisa e si pensa di poter ricreare il proprio universo facendo un passo più in là. A volte è un abbandonarsi alla bestia che abbiamo dentro, perché ci conduca dove vuole. Altre è una sopravalutazione delle nostre capacità immaginative. A volte una trappola mortale, a volte un errore ma la letteratura, come specchio della vita stessa, non può che assumersi la responsabilità di raccontarlo.
DANIELA GENTILE