Autore: Houellebecq Michel
Tradotto da: Perroni S. C.
Editore: Bompiani
Collana: Tascabili. Best Seller
Data di pubblicazione: 2000

“Questo libro è innanzi tutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo” si legge nel prologo. Subito lo scrittore ci da due dati, uno temporale e uno spaziale, dai quali il suo racconto non può prescindere. Al centro, simmetricamente specchiata, la parola “uomo”: l’umanità è chiamata in causa subito, perché è a questa che Houellebecq si rivolge. Il suo libro è un monito e al tempo stesso una visionaria prefigurazione del futuro a noi prossimo, o forse già contemporaneo. Houellebecq, aggirandosi tra luoghi e persone reali e inventati, attraverso i termini del materialismo storico, la filosofia del postmoderno e un crudo realismo guarda dall’alto di una società ormai perfetta, in quanto ha superato i suoi limiti e le sue debolezze, ad una società che poi è quella attuale. E lo fa senza rispetto, con violenza, tanto da turbare profondamente il lettore con il suo massimalismo letterario. Nessuno è risparmiato: la religione, la storia, la civiltà occidentale, la sessualità.
Michel Djerzinski e Bruno Clément sono due fratellastri. Abbandonati da una madre ricca e dissoluta e da padri altrettanto ricchi e inconsistenti. Genitori nati e plagiati dalla scia libertaria della New Age, dediti alla cura unicamente del proprio piacere. Piacere dal quale verranno inevitabilmente travolti, quando il relitto degli anni ’60 sarebbe definitivamente affondato portandoseli con sè, soli, invecchiati e ripudiati dai loro figli. Questi vengono allevati l’uno dalla nonna, l’altro in un collegio della banlieue parigina, dove subisce dai suoi compagni le più riprovevoli angherie. Due vite separate, ma destinate ad incrociarsi continuamente: Michel è freddo, razionalista, impermeabile alle emozioni ed è ricercatore di biologia molecolare, col sogno di riuscire a clonare gli esseri umani così da poter garantire a essi una vita perfetta; Bruno, patetico, a tratti goffo e ripugnante, erotomane, è un insegnante di lettere, sempre sul punto di varcare la soglia di una clinica psichiatrica. Houellebecq penetra nelle loro vicende sentimentali e sessuali impietoso, senza risparmiare al lettore neppure le scene più osée: si aggirano nel libro personaggi perversi, omosessuali, scambisti, tanto che pare ad un punto di ritrovarsi nel bel mezzo di un porto dalle tinte un po’ scure. Il tutto descritto con linguaggio scientifico, razionale, freddo e per questo inquietante.
Ma tanto la morbosità patologica di Bruno quanto l'asettica razionalità di Michel, di volta in volta impersonate dall’autore, non sono che il risultato dell'ambiente che li circonda.
Le particelle elementari racconta l'evoluzione degli esseri umani nelle ultime decadi del secolo e rappresenta un atto di accusa forte contro la rivoluzione sessuale e contro quella sinistra per così dire “antropologica” che l’aveva sostenuta dagli anni ‘60 in avanti. “Fa un certo effetto osservare” leggiamo, “come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell'ascesa storica dell'individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l'individuo dal mercato”.
Houellebecq vede chiaramente in che direzione sta viaggiando l’umanità e i suoi toni violenti sembrano essere un tentativo disperato di resistenza umana contro l’inumano che avanza, di volta in volta incarnato nelle esistenze frantumate dei personaggi che Michel e Bruno incontrano.
Il libro colpisce la civiltà erotico-pubblicitaria, abbatte le nostre certezze di uomini odierni, scuote le coscienze, ci disgusta nella sua folle razionalità scientifica per lasciarci sospesi, nell’epilogo, in un mondo e in un tempo in cui tutto ciò che ha creato e distrutto la nostra società ha già conosciuto i suo limite estremo e l’ha superato. “Avendo rotto il legame filiare che ci avvinceva all’umanità, noi viviamo. Secondo il metro degli uomini, noi viviamo felici; vero è che abbiamo saputo sconfiggere il per loro insormontabile potere dell’egoismo, della crudeltà e della collera; comunque sia viviamo un vita differente”. È sicuramente Houellebecq uno dei pochi scrittori contemporanei che, al di là della narrativa più spicciola, è in grado di fare letteratura che fa riflettere come non lo si faceva ormai da decenni.
ALESSANDRA NEGLIA