Autore/i: Dave Eggers
Tradotto da: G. Strazzeri
Editore: Mondadori
Collana: Piccola biblioteca oscar
Data di pubblicazione: 2002

Dave Eggers è un autore noioso. Per leggere fino in fondo i suoi libri, bisogna intensamente volerlo. Alle volte, riesce a frustrare il lettore con pagine intere di splendidi particolari inutili. Altre, racconta storie e aneddoti in maniera brillante, ma inevitabilmente prive di alcuna utilità narrativa. Eggers si diverte, lui sì, a sperimentare e ad esercitare la sua scrittura e si dimentica sovente del lettore, costretto a sorbirsi i suoi faticosi giri stilistici senza alcun apparente vantaggio.
“L’opera struggente di un formidabile genio” non fa eccezione. Ma proprio per questo è un libro del quale non si riesce a fare a meno. Si parla della vita di Eggers, la cui storia si rivela eccitante, per quanto dolorosa, a partire dal duplice lutto che ha colpito la sua famiglia. Senza i genitori e appena ventiduenne, Dave è costretto ad affrontare improvvisamente tutta una vita che gli crolla davanti, senza sconti e piena di opportunità. Fonda un giornale rivoluzionario e colmo d’idee, tenta di partecipare a un reality show dozzinale e, proprio per questo, di successo, e nel frattempo fa da genitore al suo fratellino orfano.
Il racconto di Eggers, però, non sembra assecondare il frenetico svolgersi degli eventi. Al contrario, l’autore americano li rallenta, inesorabilmente, e allunga ogni storia all’inverosimile, e ne cerca altre nei meandri più inutili della sua memoria.
Piccolo particolare: la scrittura di Eggers è bella, capace perfino di valorizzare la lentezza del libro. E allora la noia diventa l’arma più efficace. Eggers ti prende, ti accarezza e ti coccola con il suo stile morbido e sonoro; ti addormenta, senza che tu possa opporre resistenza, e a quel punto accelera, a tua insaputa, e ti ritrovi magnificamente incastrato tra le sue parole che ti catapultano in un altro mondo, fatto di bellezza e immensa profondità.
I suoi viaggi mentali, soprattutto, sono impareggiabili. Quando spegne il racconto e descrive i suoi pensieri in movimento, tumultuosi e dissacranti, assurdi e ironici. Geniali. Come quando, annoiato (anche lui) dalla mondanità di una festa uguale a tante altre si assenta e si stupisce dell’immenso spreco di energia di tutta quella gente immobile, a parlare di nulla, invece che far sì che accada qualcosa.
“Urge che accada qualcosa di grosso. La conquista di qualcosa, che ne so, di un edificio, una città, un paese. Dovremmo tutti armarci e conquistare dei piccoli stati. Oppure dovremmo organizzare dei tafferugli. Oppure no, delle orge. Ecco, ci dovrebbe essere un’orgia”
Il primo romanzo di Eggers, è probabile, coincide con la sua maturità di scrittore. Quando un’artista prende qualcosa di insensato e privo di una precisa direzione (come la sua vita, o quella di chiunque altro), rende quel qualcosa ancora più noioso e autoreferenziale, per poi cavarne un’opera dalla quale non si riesce staccare gli occhi di dosso, bella e perfino insolitamente edificante, allora siamo di fronte a del talento puro. E possiamo ripeterlo senza paura: Dave Eggers è noioso, noioso quanto solo un formidabile genio riesce a essere.
ALDO GIANFRATE