Il paese delle spose infelici

Il primo film di Pippo Mezzapesa, un ritratto sincero di un Sud devastato

Nasce in terra nostrana il nuovo film nonché opera prima di Pippo Mezzapesa, Il Paese delle spose infelici. Tratto dall’omonimo romanzo di Mario Desiati, è un ritratto essenziale, scarno della vita di cinque ragazzini che vivono in un paesino della provincia di Taranto negli anni ’90, tra le ciminiere e i disagi del vivere in un luogo che non offre troppo spazio all’illusione della felicità.

Emergono le figure, da un parte del silenzioso ed enigmatico Veleno, figlio di avvocato, dall’altra quella di Zazà, nato e cresciuto per strada, come i loro amici Cimasa, Capodiferro e Natuccio. La sua storia si incrocerà, fatalmente, con quella di Veleno, sua spalla fedele. Zazà, fratello di uno spacciatore, costretto a volte ad essere suo complice, e con una passione e un talento innato per il calcio, giocando con i suoi amici nella locale squadra della Cosmica, spera un giorno di essere notato da qualche grande club per fuggire allo squallore in cui vive.

A sconvolgere le loro vite, come pietrificate in quest’esistenza devastata, rappresentata da una fotografia ben curata , sarà la bellezza disarmante di Annalisa e il suo folle sogno di volare, anche a costo della morte. Perché in fondo, si muore ogni giorno di fronte ai sogni che si infrangono. Intorno all’immagine di quella ragazza, vestita da sposa, che si lancia dai tetti della città, si muovono le fantasie di questi ragazzi.

Saranno Veleno e Zazà ad avvicinarla. Un incontro che coinvolgerà i due in un’attrazione quasi ossessiva per questa ragazza misteriosa. Una ragazza la cui figura resta oscura, per tutta la durata del film, quasi rappresentasse non già una persona reale ma piuttosto il desiderio di fuggire da quel piccolo mondo avvilente. Un desiderio che resta, anch’esso, inevitabilmente infranto.

Lei è, per Zazà e Veleno, il simbolo dell’evasione da quel mondo sempre uguale a sé stesso, della possibilità della scoperta – del sesso e quindi dell’essere adulti –, del coraggio di lanciarsi per rincorrere una dimensione altra della vita. Una madonna terrena e pagana.

Mezzapesa non si risparmia certo in sincerità e umanità, travalicando il senso di pietà che pure avrebbe potuto molto più facilmente suscitare lasciando spazio alle lacrime piuttosto che al rimorso – che alcuni avranno provato - di aver lasciato qualcosa in sospeso. Chi ha vissuto e vive qui avrà sicuramente sentito quella stretta. Enfatizzata dalla giovane età dei protagonisti, non attori ma ragazzi presi per strada, presentati alla fine della proiezione in sala come trofeo della riuscita di una farsa che poi tanto farsa non è.

Buon risultato per l’opera prima di questo regista.

Written on Martedì 22 Novembre 2011 19:48