Altro in questa categoria: La ‘sindrome’ della diversità »

Senilità: il passaporto per l’ultimo viaggio

Il valore dell’anziano nel mondo contemporaneo

Come tutte le situazioni della vita, viverle di riflesso e viverle direttamente sono due aspetti distinti di uno stesso problema: dipende dall’angolazione dalla quale si osservano o considerano. Nella prima nasce in noi un senso di commiserazione e di dispiacere, poi tutto si esaurisce. Nella seconda, l’esperienza diretta, si comprende veramente come sono le cose.


La TV di stato trasmise uno spot sugli anziani, cercando di focalizzare l’attenzione su tre momenti: il Natale, la Pasqua e le ferie. In queste circostanze, l’anziano diventava importante in rapporto al peso ed al valore che la ricorrenza rappresentava. Avvicinandosi le feste natalizie i genitori, anziani, erano soliti riunire figli, nipoti e anche qualche caro amico che viveva da solo, per trascorrere una di queste canoniche ricorrenze in famiglia. Nella notte del 31 dicembre i figli, intorno alle ore 22, lasciavano ai nonni, anziani, i nipoti per correre all’appuntamento con l’arrivo del nuovo anno. Le feste pasquali erano la prima occasione dell’anno per fare la classica gita fuori porta, come si è soliti definirla, ancor’oggi, in alcune zone. Quelle giornate vedevano tutta la famiglia riunita che partiva in allegria. In quella giornata si partiva tutti, nonni compresi. I nonni rivestivano il ruolo principale in quelle giornate, era nelle loro mani la riuscita della “missione”.


Nel momento in cui si doveva decidere e confermare, loro diventavano il perno per la riuscita della “missione”; per figli e nipoti non esistono ostacoli, di conseguenza si elargiva con gioia.


Giungiamo al terzo momento, le ferie estive. Un tempo, le ferie duravano anche un mese intero, di conseguenza quando la famiglia partiva era composta, in linea di massima, da genitori figli e nonni.
I nonni sarebbero serviti come compagnia serale per i nipoti, perché la sera, chi stava in ferie usciva per svagarsi e godersi “le sue” ferie. La realtà odierna non si discosta più di tanto. Quello spot era indovinato, ed ancor oggi è da considerare attuale.


In seguito la tv ne propose un altro con soggetto diverso, quasi a considerare il precedente superato o, meglio, risolto. Il soggetto erano gli animali abbandonati. E gli anziani?


Porre sullo stesso piano i protagonisti degli spot è assurdo ma gli anziani, per quello che hanno dato e per ciò che rappresentano, meriterebbero più rispetto. Oggi l’anziano, se è autonomo, se ha una discreta pensioncina, diventa come un bel pezzo d’antiquariato da sfoggiare… sempre che goda ottima salute! L’anziano non può essere considerato, solo ed esclusivamente, per quello che può darci o per quanto può ancora servirci. Vale sempre quel detto: “parenti serpenti “?


Oggi si corre continuamente: per il lavoro, per la spesa, per spostarsi, per stare in famiglia o per godersi momenti di riposo. Un correre quotidiano per tutto e per tutti, dimenticando o, peggio, tralasciando ciò che vale. Rischiamo di perdere definitivamente certi valori. La famiglia, i figli, gli anziani sono valori che non si possono recuperare, una volta persi. Oggi, l’anziano, finché è attivo ed autosufficiente trova spazio nella società. Nel momento in cui una di queste condizioni viene meno, il poveretto diventa un peso, una specie d’ingombro, che ostacola la nostra corsa perdendo di vista un particolare importante: domani saremo anziani anche noi!


La parola ‘Anziano’ occorre scriverla con la lettera maiuscola, come un nome proprio, perché, se per un momento voltiamo lo sguardo alle spalle e poi, lentamente, cerchiamo di scrutare il futuro, il nostro futuro, vediamo aumentare sempre più questo piccolo, grande esercito di anziani, sperando nel frattempo, di non costituire un peso per nessuno.


Un vecchio proverbio recita: “ … una mamma è buona per cento figli … cento figli non sono buoni … per una madre”. La saggezza di certi proverbi dovrebbe far riflettere su come siamo e quanto valiamo. I nostri anziani sono persone, non cose, quindi, quando hanno problemi di salute, facciamo quadrato, non corriamo a parcheggiarli in ospedale; quando partiamo per le ferie, non corriamo a depositarli in qualche struttura, non perdiamo l’occasione di farli stare con noi, con la famiglia riunita. Diamo un esempio comportamentale ai nostri figli, per il futuro.


L’anziano è e resta una fonte d’esperienza ed una biblioteca di notizie che vanno tutelate. L’anziano dovrebbe vivere in compagnia, circondato da persone che possano tenerlo impegnato in qualcosa, non da solo, come spesso accade; è l’unico mezzo per non farlo precipitare in quello stato di autolesionismo che spesso prevale. La compagnia di coetanei non sempre è gradita; spesso queste soluzioni provocano una strana reazione che porta l’anziano a considerare il coetaneo vecchio, anche se anagraficamente non è così.


La scuola dovrebbe sensibilizzare i fanciulli verso questo problema organizzando incontri con gli anziani, o portando nella scuola l’anziano. Questi ragazzi, durante l’adolescenza, potrebbero capire meglio il loro futuro, ed un domani, divenuti adulti, non sarebbero solo “ parenti stretti” ma “ parenti veri”. Qualcuno sostiene che il matrimonio è la tomba dell’amore; purtroppo la senilità è il passaporto per l’ultimo viaggio.

STEFANO VERDIANI

Written on Mercoledì 06 Aprile 2011 08:10 Ultima modifica Lunedì 16 Maggio 2011 13:24