“Il mio primo incontro con Lecce è stato nel lontano luglio del 1962” esordisce, “ero partito da Bologna con un treno di seconda classe e mi attendevano 18 mesi di servizio militare. Mi sarei ammazzato. Non sapevo cosa mi sarei aspettato e avevo con me una valigia, una custodia e una chitarra” la stessa con cui oggi, a distanza di quasi 50 anni è tornato in terra pugliese, accompagnato da un buon rosato Salentino.
E dopo aver cantato alcune delle sue più belle canzoni come Canzone per un'amica, Lettera, Il frate, Amerigo, il Pensionato e Autogrill, non poteva mancare un piccolo commento sull’ evento che l’Italia intera si preparava ad affrontare, il referendum. “Il gesto più democratico per eccellenza per il quale migliaia di persone hanno combattuto e che nessuno può assolutamente cancellare. Da poco infatti, ci ha lasciato un grande artista, che io ho conosciuto e che saluto con affetto: Enzo del Re. Chissà se un giorno io possa ritrovarlo in paradiso e farci una partita a carte”.
Canzone per Piero era dedicata ad Enzo del re e mai una canzone più profonda aveva emozionato un pubblico così eterogeneo, di uomini e bambini, di donne e ragazzini.
A riempire la serata altre intense canzoni dal retrogusto poetico e popolare come Farwell, Inutile, Quattro stracci, Vorrei, Eskimo, Cirano e tante altre ancora. Un evento ricco di emozioni e di buone parole per un pubblico che si aspetta sempre e comunque una reinterpretazione de L’Avvelenata, ma che Francesco Guccini puntualmente non canta. Forse perché le parole di quella canzone racchiudono tutta la sua essenza, il suo modo di vivere e le sue considerazioni. Forse perché non si può raccontare in continuazione ciò che si è, ma si può esserlo e basta, sul palco così nella vita.
DANIELA DELLA CORTE