Enzo Del Re è venuto a mancare ieri, 7 giugno 2011, nella sua casa. La casa in cui riusciva a vivere con soli 300 euro al mese, la casa in cui lui stesso si era fermato a pensare alle condizioni lavorative a cui sono sottoposti migliaia e migliaia di lavoratori sia italiani che stranieri. “Lavorare con lentezza” cantava e per cantare non c’era mica bisogno di strumenti musicali. Una sedia: ecco tutto quello che utilizzava per cantare “lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo; chi è veloce si fa male e finisce all’ospedale. All’ospedale non c’è posto e si può morire presto. La salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo. Pausa pausa, ritmo lento. Sempre fuori dal motore, vivere a rallentatore. Io ti saluto a pugno chiuso. Nel mio pugno c’è la lotta contro la nocività.”
Enzo del Re era l’esempio più efficace di lavoratore doc. La sua è stata la voce storica della ribellione degli anni Settanta ed ancora oggi, nonostante la sua scomparsa, lo ricordiamo per la sua lotta contro lo sfruttamento, le morti bianche e la nocività: pericoli sui cui siamo ancora chiamati a riflettere se pensiamo a tematiche attuali come la scelta del nucleare.
Oggi salutiamo Enzo del Re sempre a pugno chiuso racchiudendo fra le dite alcune parole che lui stesso pronunciò lo scorso 1 maggio 2010, giorno della festa dei lavoratori:
“I lavori massacranti” esistono perché i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti. Adoro il lavoro ma detesto la fatica. La fatica che cos’è? La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro. Io per gli sfruttatori non voglio fare niente. Per la classe a cui appartengo sono disposto a sacrificare la mia vita ma per i padroni non voglio fare un cazzo”.
DANIELA DELLA CORTE