Sull’Umiltà

Umiltà è la virtù che frena il desiderio innato dell'uomo di innalzarsi sopra il proprio merito. (Tommaso d'Aquino)

Nonostante esistano diversi modi di intendere questo termine, nel quotidiano una persona umile è essenzialmente una persona modesta e priva di superbia, che non si ritiene migliore o più importante degli altri. Il termine "umiltà" è derivato dalla parola latina "humilis", che è tradotta non solo come umile ma anche alternativamente come "basso", o "dalla terra". Poiché il concetto di umiltà indirizza ad un'intrinseca stima di se stessi, è enfatizzata nella branca della pratica religiosa e dell'etica dove il concetto è spesso definito più precisamente ed ampiamente.

Nella religione e nella spiritualità, l’umiltà è generalmente considerata un valore positivo. Nelle religioni monoteistiche, l’umiltà può essere vista come una forma di rispetto dovuta al riconoscimento di un essere superiore. Nel cristianesimo l’umiltà, spesso accostata alla mitezza, è considerata una virtù. Al Mahatma Gandhi è attribuita la considerazione che la ricerca della verità, senza l’umiltà, è condannata a degenerare in una tremenda caricatura di sé stessa. Anche il taoismo considera l’umiltà come una grande virtù. Una massima descrive in che modo l’uomo saggio dovrebbe concepire la propria realizzazione in accordo al Tao Te Ching. «L’uomo saggio agisce senza rivendicare il risultato come proprio; egli consegue l’obiettivo, ma non vi resta aggrappato: egli non desidera dimostrare la propria superiorità».

L’uomo è un sistema chiuso, limitato e soggettivo. Non può capire tutto, ma deve farsi un’idea e per farsela deve usare le informazioni in base alla propria esperienza e conoscenza. Non è un caso che si trovi spesso a sbagliare. Quante volte abbiamo visto delle persone farsi un’idea di qualche altra persona che non coincideva con la realtà? Oppure, quante volte abbiamo capito male una situazione o un’azione fatta da qualcuno? Non a caso diciamo che “si arriva a conclusioni affrettate”. Il pregiudizio, infatti, non è altro che un’idea creata con poche informazioni ma presa per vera senza voler sentire o vedere più altro.

Quindi sbagliare è umano, ma, generalizzando, ci sono tre strade che possiamo prendere: credere alle nostre percezioni e non ascoltare nessuno; credere solo alle percezioni di tutti gli altri; tenerci pronti a cambiare non fidandoci ciecamente né delle nostre percezioni, né di quelle degli altri, ma cercando più informazioni possibili.

Inutile dire quanto siano da evitare l’orgoglio e la presunzione perché ci impediscono di cambiare e migliorare, finendo con l’interpretare tutto isolandosi dalla realtà, e fidandosi solo di un’immagine distorta della stessa.

La seconda è l’eccesso opposto. Si pensa che tutti gli altri siano superiori a noi e noi non valiamo nulla quindi, diamo sempre ascolto e ragione a tutti. Con questa mentalità si cambia subito idea ogni volta che uno ci dice una cosa diversa ed è molto frustrante. Questa però non è umiltà, ma è considerare tutti gli altri come delle “divinità” da ascoltare ciecamente.

La terza strada, invece, è una via di mezzo ed è quella che ci porta più lontano. Diffidando delle percezioni umane, ma rimanendo aperti a capire sempre meglio, ci porta a crescere. Ascolteremo quindi le correzioni che ci fanno gli altri, ma cercando di avere più informazioni da più fonti e persone prima di accettare o rifiutare. Chi percorre questa strada acquista una grande forza di volontà che non ostacola il cambiamento e non sviluppa la testardaggine.

Spesso nel cristianesimo si sente parlare di inviti a non indurire il proprio cuore, ma a volte questa non diventa altro che una frase polverosa e priva di significato. Se teniamo conto che il cuore era considerato dagli ebrei la sede dei pensieri, allora capiamo che “non indurire il tuo cuore” è un invito a “non fossilizzare la tua mente fidandoti ciecamente delle tue percezioni”. In pratica è un invito a non prendere in modo particolare la prima strada, quella basata sull’orgoglio e la presunzione.

Come fa una persona a crescere senza voler cambiare? Non può perché la crescita implica un cambiamento. È come immaginarsi che un bambino, con la crescita rimanga identico sia nel corpo che nella mente. Non è per niente cresciuto.

Allora come si fa a cambiare? Per cambiare serve l’umiltà. E cos’è l’umiltà? A molti vengono subito immagini di debolezza e sottomissione ai propri simili, oppure di persone che negano i loro talenti e quando ricevono un complimento rispondono: “No, ma io non so fare nulla”. È questa l’umiltà? No. Ci ha forse aiutato? Forse non molto, perché è stata troppo influenzata da concezioni passate. Manca la vera essenza dell’umiltà: l’umiltà è una disposizione verso il proprio cambiamento, è un abbandono della presunzione di non dover cambiare.

STEFANO VERDIANI

Written on Martedì 25 Gennaio 2011 16:21