“Immaturi” e bamboccioni, gli italiani si contemplano

La recensione e la critica di una fiction spacciata per commedia da grande schermo

“L’Italia dei Bamboccioni” del ministro Brunetta e dell’ormai defunto ministro Padoa-Schioppa esiste ancora. Esiste, ed oggi diviene fonte d’ispirazione anche per i cineasti italiani.

Ciò che dispiace, però, è che agli italiani questo nuovo modo di essere rappresentati piaccia e che nessuno si rende conto di quanto le metafore sulle profonde immaturità di cui sono protagonisti, non rappresentino alcun input per consapevolizzarsi. È il caso di “Immaturi”, la nuova commedia scritta e diretta da Paolo Genovese, la cui logica narrativa non ha nulla a che fare con il suo recente film “La banda dei Babbi Natale”.

Questa volta siamo dinanzi ad una classe di quarantenni che, a causa di un errore burocratico, è costretta a sostenere nuovamente l’esame di maturità che aveva sostenuto esattamente venti anni prima. Il gruppo, protagonista di questa strana e inusuale vicenda, coglie l’occasione per riassaporare il gusto dello stare insieme dopo tanto tempo e il desiderio della giovinezza anche se, in un modo o nell’altro, deve comunque misurarsi con la propria esistenza, i propri sogni e le illusioni. “Il tenore è quello di raccontare il senso di inadeguatezza che molti quarantenni hanno rispetto alla vita o alle varie sfaccettature della vita”- dichiara Genovese- dal sentimento amoroso alla paura di avere un figlio, dal distacco dai genitori alla dipendenza sessuale.

La psicologia di ciascun personaggio, delineata dal regista, viene in tutti i casi appena abbozzata, gli schemi addottati sono molto semplici e le situazioni in cui i protagonisti si alternano privilegiano il ritmo a scapito della logica. Il risultato è, dunque, di scarso contenuto e le due epoche, quella odierna e quella di vent’anni fa, sono appena sfiorate dalla trama. Una fiction televisiva spacciata per una commedia da grande schermo.

Gli interpreti rappresentano in modo abbastanza inverosimile le caratteristiche dei tipi che dovrebbero rappresentare e questa è la dimostrazione della palese debolezza da parte del regista in fase di caratterizzazione dei personaggi. Non si tratta solo del bamboccione Memphis, che abita ancora con i genitori; ci sono pure Bova che convive con la Ranieri, ma non è pronto a metter su famiglia, Bizzarri che si è inventato una moglie pur di non impegnarsi in un rapporto vero, la Bobulova, mamma single, e la Angiolini con l'ossessione compulsiva del sesso. Ma l’inverosimile non è da riscontrare nelle singole interpretazioni; inverosimile risulta sia la situazione che la reazione dei protagonisti ai quali viene chiesto di risostenere il proprio esame di maturità. Chi, al giorno d’oggi, sarebbe in grado di mantenere la calma e di rimettersi a studiare con disciplina? Nessuno.

“Siamo all'estetica Moccia-Brizzi” commenta Maurizio Porro su Il Corriere Della Sera. Il buon mestierante Genovese ha dunque saputo rappresentare tutto ciò che avrebbe fatto piacere al pubblico italiano di livello medio basso ma non ha presentato un punto di vista originale.

Siamo certi che l’intento di Genovese sia riuscito e che ‘Immaturi’ non sia dispiaciuto a gran parte del pubblico, ma ha comunque puntato ad un inquietante mix tra l’ultimo Muccino, Moccia e gli immancabili cinepannettoni: troppe ingenuità nel cercare di rendere credibili un Ricky Memphis secchione, piuttosto che un gruppo di personaggi che manca di omogeneità, con un passato appena accennato e una scrittura che avrebbe fatto senza dubbio la sua figura in una fiction da prima serata televisiva.

DANIELA DELLA CORTE

Written on Venerdì 04 Febbraio 2011 16:19