Mentre una richiesta di arresto piomba sul capo di Alberto Tedesco, assessore alla Sanità del primo governo Vendola, e mentre lo stesso Presidente della Regione minimizza le proprie responsabilità sulla scelta di assegnare la poltrona della Sanità regionale ad un imprenditore che produce protesi, il piano di rientro del deficit sanitario sarà definitivamente messo in atto entro marzo. Questo piano “lacrime e sangue” predisposto dall’assessore Tommaso Fiore dovrebbe permettere alla Regione Puglia di recuperare, nel tempo, circa mezzo miliardo di euro. Una cifra che forse non sarà neppure sufficiente a ripianare il gravoso deficit sanitario regionale, se si considerano veri i proclami del Pdl locale che parla di 1 miliardo di debiti. Anche se una cifra più realistica sarebbe quella di 400 milioni di euro.Secondo le disposizioni regionali, il 14 di questo mese sarà la data ultima a disposizione dei manager sanitari per "predisporre e adottare gli atti deliberativi relativi alla chiusura degli ospedali e delle unità operative come previsto dal piano di rientro e come concordato con la cabina di regia in sede di analisi delle road map delle singole aziende". Insomma entro dieci giorni, 18 ospedali in tutta la Puglia dovranno chiudere i battenti e i dipendenti delle stesse strutture riassegnati o definitivamente sollevati dal ruolo. In ogni caso “la nuova dotazione organica deve prevedere una spesa non superiore a quella sostenuta per il personale in servizio". In pratica di sicuro non ci saranno nuove assunzioni.
Nella zona di riferimento di TND Magazine sono due i nosocomi interessati dai provvedimenti. Quello di Cisternino che, almeno sulla carta, dovrebbe essere definitivamente chiuso e quello di Noci, per cui è invece già prevista la riconversione in una struttura extra-ospedaliera, probabilmente un centro di riabilitazione.
Verso una definitiva chiusura vanno anche gli ospedali di Ruvo di Puglia, Bitonto e Santeramo in Provincia di Bari, Ceglie Messapica nel Brindisino, Monte Sant'Angelo, Torremaggiore e San Marco in Lamis nel Foggiano, Gagliano del Capo, Maglie, Poggiardo nel Leccese, Massafra e Mottola nel Tarantino, Minervino Murge e Spinazzola nella cosiddetta Sesta Provincia. La struttura di Rutigliano dovrebbe invece essere destinata allo stesso scopo di quella di Noci. La Asl di Bari ha inoltre comunicato che anche Grumo Appula e Gioia del Colle saranno presto coinvolte.Il Pd regionale ha tuttavia presentato in Consiglio una legge che garantistica la contemporaneità tra la chiusura degli ospedali e l'attivazione di day service (chirurgia senza posti-letto) e residenze sanitarie. Questa proposta verrà discussa il 15 marzo e fino a quando non sarà approvata o rigettata il futuro degli ospedali potrebbe rimanere sospeso e la loro chiusura ulteriormente procrastinata.
Inoltre, notizia di ieri, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge 4 del 2010 che dettava norme urgenti in merito di sanità e servizi sociali e che si prefiggeva di stabilizzare i lavoratori precari di tutto l’apparato sanitario. In pratica i lavoratori a contratto delle varie aziende pararegionali non potranno essere stabilizzati in mancanza di un nuovo bando di concorso. Tale norma, seppur discutibile, avrebbe permesso ai dipendenti sanitari un’assunzione a tempo indeterminato e alla casse regionali un risparmio di circa 80 milioni di euro. I quali dovranno ora essere recuperati in altra maniera.
La crisi del sistema sanitario pugliese, dilaniato prima dagli interessi dei vari Angelucci e Fitto, poi da Tarantini, Tedesco e dalla leggerezza di giudizio di Nichi Vendola, pare non conoscere fine.
GIUSEPPE PUTIGNANO