Questa legge è pienamente dentro quell’ atto dirompente di ripubblicizzazione dello spazio e dei beni comuni che il referendum è riuscito a produrre, grazie all’impegno ostinato, all’energia, alla creatività coinvolgente di 27 milioni di persone.
Siamo al centro di una imponente domanda di cambiamento: scegliere sull’acqua, sul modello energetico, sulla giustizia significa gettare le basi per un progetto alternativo di organizzazione e di crescita della società, che nasca dal protagonismo consapevole delle persone e che rifiuti ogni processo di privatizzazione e di monetarizzazione della vita.
Dal 2005, dal primo momento del suo insediamento, su impulso del presidente Vendola, il governo regionale si è attivamente impegnato in un’opera di riparazione e di ammodernamento strutturale e tecnologico della rete, un’opera fondamentale che ha drasticamente abbattuto le perdite fisiche, ripianato quelle monetarie e che ha soprattutto restituito il più grande acquedotto d’Europa ad un percorso di efficienza, qualità, e progettazione. Elementi fondamentali per riaffermare che sprechi e inefficienze non sono mai connaturati al pubblico quando c’è alla base una classe dirigente autorevole e capace di mettere in campo visione e strategia politica al servizio dei diritti e della qualità della vita dei pugliesi.
Al capogruppo del Pdl Palese che si è già affrettato a definire la legge sulla ripubblicizzazione dell’AQP “incostituzionale”, ci limitiamo a ricordare che non più tardi di due giorni fa un puntuale quesito referendario, con oltre il 97% dei sì, ha mandato in soffitta la privatizzazione della gestione dei servizi pubblici, assestando un'altra grande spallata all’idea berlusconiana che il profitto sia applicabile ad ogni cosa. Non alla vita. Non ai beni comuni e universali. E questa volta, Fitto e Palese se ne facciano una ragione, le persone l’hanno detto forte e chiaro.
Bari, 15 giugno 2011
ANNALISA PANNARALE
Coordinatrice regionale SEL Puglia