L'iniziativa s'inserisce nelle attività del movimento culturale e politico InComune che fa riferimento allo scrittore, archeologo e docente universitario Vito Bianchi, candidato sindaco di Fasano alle prossime amministrative.
L'incontro è stato realizzato con la collaborazione dell'associazione “Ozio Creativo Society” rappresentata da Francesca Chialà, sociologa e allieva del prof. De Masi, e da Paola Diana. Da segnalare la partecipazione di Francesco Brancatella e Giovanna Rossiello inviati speciali del TG1 che hanno contribuito con la proiezione video di due Speciali TG1 inerenti ai 10 Trend e realizzati in giro per il mondo, in Italia e in Puglia.
È lo stesso Bianchi ad aprire la conferenza tenuta da De Masi, con una sorta di manifesto politico culturale del movimento che trae ispirazione dalla volontà di profonda innovazione che il movimento vuole imprimere alla città e al territorio di Fasano. Il progetto politico del movimento sposa convintamente l'analisi di De Masi sulle dieci tendenze con cui l'umanità dovrà confrontarsi nei prossimi anni e fino al 2020. Tendenze sociali che certo non trascureranno la Puglia e il territorio di Fasano e per le quali è necessario essere pronti ad affrontarle con consapevolezza, per non restare ai margini del futuro. Dieci trend che riguardano economia, lavoro, tecnologia e cultura. Argomenti sensibili, quelli dell'ultimo numero di Next, che interessano l'Italia e la Puglia.
L'attenzione del movimento InComune, dunque, è volta a quei mutamenti epocali che sin da ora interessano l'Occidente e dei quali un territorio ricco di risorse come quello di Fasano deve saper cogliere il senso, se non vuole restare relegato alle disposizioni di pochi profittatori che già ora la fanno da padrone, pronti a trarne un profitto esclusivo a discapito della collettività. Questa la battaglia politica di fondo del movimento InComune, che stando ai sondaggi pare essere la vera alternativa all'attuale classe politica locale concentrata soprattutto alla spartizione del potere.
La stessa prolusione del giovane prof. Bianchi, infatti, pare ispirata alle tesi sociologiche di De Masi. “L’odore del futuro ce l’hanno attaccato addosso i bambini: è l’odore più puro e naturale che la razza umana possa generare, un odore autentico e vivo.
Tocca a noi, adesso, qui, scegliere il mondo che verrà. Un mondo che possiamo decidere di volgere alla fragranza di un neo-nato, oppure che possiamo indirizzare all’olezzo di quel pattume che è il frutto copioso dei nostri bisogni indotti, delle nostre ormai vecchie ansie da prestazione capitalistica. Siamo a un bivio: possiamo prendere la via della bellezza e dell’armonia sociale, oppure possiamo continuare a sguazzare nelle brutture dell’egoismo immediato, del pensare solo a noi stessi fregandocene di ciò che sarà dei nostri figli e dei nostri nipoti. Già ora noi, generazioni in azione, stiamo sopportando il peso tutto italiano di alcune sciagurate scelte dei nostri padri, che hanno pesantemente ipotecato il nostro avvenire scaricandoci addosso un debito pubblico che schiaccia gli orizzonti. Recessione, profetizzano gli analisti economici per non meno dei prossimi due anni in Italia. Dunque, decrescita del PIL. Ma se provassimo a non farci travolgere dall’emotività dei mercati e ribaltassimo in positivo questa decrescita? Se provassimo a non ragionare più in termini di affannoso ricavo di soldi e puntassimo a spostare i parametri delle nostre vite dalla cultura produttiva della quantità alla cultura della qualità? In fondo, non si tratta nemmeno di idee tanto innovative: già nel 1994, Jacques Delors affermava che il rilancio dell’economia (e dell’occupazione) non sarebbe venuto dagli ambiti produttivi tradizionali bensì da un nuovo settore, dove si produce e si vende una nuova merce, ovvero la “qualità della vita”: concetto evidentemente legato a un’economia sostenibile e duratura, che annovera la riqualificazione urbana, la sostenibilità energetica, la ristrutturazione degli impianti industriali e produttivi con abbattimento degli inquinanti, la riorganizzazione delle reti di trasporto, la difesa del suolo e della qualità dell’acqua, l’agricoltura come sicurezza alimentare e come controllo del territorio, la valorizzazione dei beni storici, culturali ed ambientali, la corretta gestione dei rifiuti e altro ancora. In un momento di crisi bisogna porsi obiettivi rilevanti. E se è vero che sul piano globale andiamo incontro a una crisi economica terribile, la quale anche a Fasano inciderà sul modo di vivere della gente, è anche vero che abbiamo una fortuna: viviamo in un territorio unico al mondo, traboccante di risorse e bellezze. Basterà assecondarlo, non violentarlo: e proprio perché siamo fortunati a essere nati qui, dove è più agevole fruire, con semplicità, di cibo buono, mare, collina, ulivi, masserie, insomma di paesaggi e architetture in magico equilibrio fra loro, proprio per questo potremo reggere meglio i colpi della crisi, vivere meglio. Il lavoro assorbirà meno persone, ci saranno forse meno soldi da spendere, e tuttavia avremo più tempo da trascorrere in libertà, saremo più “ricchi di tempo”: perciò dobbiamo costruire e favorire gli strumenti per una vivibilità sostenibile in un luogo straordinario, dove immergerci senza eccessivo dispendio economico, e dove, per esempio, si possano avere a disposizione infrastrutture per passeggiare, socializzare, andare in bicicletta, trovarsi in spiaggia, contemplare la natura. Le ansie si spegneranno nella spontaneità dei rapporti e in una riscoperta del senso della comunità in simbiosi con l’ambiente. Certo, bisognerà rimodellare esigenze e costumi. Bisognerà adattare il nuovo tempo ai luoghi, e non viceversa: ma potremo salvarci, se prendiamo coscienza e agiamo, adesso. Sarà fondamentale creare le condizioni per indirizzare al meglio i mutamenti, anche integrando le forme di aggregazione virtuali e globali (facebook, twitter ecc.) con quelle reali e locali. Da un lato le piazze aperte sul mondo tramite un computer, con tutte le opportunità che questo può dischiudere; dall’altro il contatto diretto con la pelle e la voce delle persone, nelle antiche piazze del Sud Italia: sicché la nuova società di un territorio come quello fasanese si baserà sull’equilibrio e l’interazione fra questi irrinunciabili spazi aggregativi. Spazi in cui coltivare l’odore del futuro, l’odore dei bambini. Nella consapevolezza, come dice un famoso proverbio masai, che “Non abbiamo ereditato la Terra dai nostri avi, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”.
La sintesi dei 10 trend disponibile sul numero 26 di Next
Il primo dei dieci trend 2020 così come pensati da De Masi riguarda la “Longevità”. Otto miliardi di esseri umani potranno vivere fino a 850mila ore, rispetto alle 700mila attuali.2) Tecnologia. Automobili a idrogeno e teleguidate. Chip piccoli quanto un neurone, potenti quanto un miliardo di transistor. Il XXI secolo segnato dall'ingegneria genetica, dall'informatica affettiva con robot empatici.
3) Economia. Pil pro-capite nel mondo di 15mila dollari contro gli attuali 8mila. Più basso potere di acquisto per l'occidente ma migliore qualità della vita. La Cina al pari degli Stati Uniti, con maggiori riserve valutarie e la più alta produzione di innovazione. Il Primo mondo conserverà il primato nella produzione di idee ma riuscirà sempre meno a saccheggiare i Paesi poveri.
4) Lavoro. Lavori manuali assorbiti dalle macchine e trasferiti nei Paesi emergenti o affidati a immigrati. I creativi (30%) più garantiti e retribuiti si esprimeranno senza orario ne´sede, attraverso l'ozio creativo. Gli esecutivi (40%) lavoreranno con minori garanzie, per un massimo di 60mila ore in tutta la loro vita. Tutti gli altri (30%) avranno il diritto di consumare, non di produrre.
5) Ubiquità e plasmablità. La Rete avrà trasformato il mondo in un'unica agorà capace di rappresentare amore e odio globali. L'obesità cronica riduce la vita di 10 anni. La chirurgia estetica potrà modificare i nostri corpi a piacimento.
6) Tempo libero. Ogni ventenne ha davanti a sé più di 600mila ore di vita. Per gli esecutivi, il lavoro occuperà solo 60mila ore, un decimo della vita adulta. 240mila ore da dedicare alla cura del corpo e 300mila al tempo libero. Come occuparlo? Come evitare la noia, la violenza, la droga?
7) Androginia. Le donne vivranno almeno tre anni più degli uomini. Il 60% di studenti, laureati e possessori di master saranno donne. Molte sposeranno un uomo più giovane di loro. Molte avranno un figlio senza avere un marito e saranno al centro del sistema sociale.
8) Etica. Il mondo sarà più ricco ma resterà ineguale. La visibilità delle disuguaglianze alimenterà movimenti e conflitti. L'etica costituirà il requisito più apprezzato: se vorremo avere successo dovremo essere galantuomini.
9) Estetica. I credenti si appelleranno alla fede, i laici all'estetica, che più di ogni altra disciplina si occupa della felicità. Le tecnologie saranno più precise di quanto necessita a chi le usa. La qualità formale degli oggetti interesserà più della loro perfezione tecnica.
10) Cultura. L'omologazione globale prevarrà sull'identità locale. Si terra` sempre meno conto degli Stati-nazione e sempre più conto della biosfera. Il Washington consensus (mercato + pluralismo + libertà) sarà insidiato dal Beijing consensus (socialismo di mercato + partito unico + autoritarismo). L'Africa il continente con il maggior numero di monoteisti: 640 milioni di cristiani e 700 milioni di islamici.
REDAZIONALE
Link utili:
http://www.s3studium.it/next
http://www.movimentoincomune.it/
http://www.parimerito.com/default.aspx
http://www.domenicodemasi.it/