Il bivio greco e le conseguenze europee.

La settimana appena trascorsa, per l’Europa, è stata segnata dagli scontri civili nelle piazze greche, stracolme di cittadini in rivolta, contro le politiche greche e dell’Unione Europea. La piazza simbolo degli scontri è stata la piazza dinanzi al parlamento greco, questo politicamente nel caos. Il popolo è contrario alle nuove misure di austerità imposte dalle principali istituzioni economiche internazionali e in particolare nei confronti della Troika e dell’impopolare Governo greco (del resto simile alla situazione italiana). I cittadini greci sono fortemente contrari alle misure di austerity finora attuate che hanno strozzato l’economia del Paese. Ciò è dimostrato dal fatto che la Grecia necessita di un secondo piano di aiuti europeo poiché il primo è andato già esaurito. Le alternative, in questo momento, salvo risoluzioni negoziali Grecia-UE, sono poche, il default sembra la via plausibile e quasi inevitabile ma paradossalmente, vera e propria panacea di rinascita economica per i padri e custodi delle fonti della Democrazia.

La seconda tranche di aiuti richiesta all’UE serve per ultimare l’operazione di ristrutturazione del debito greco. La prima tranche è stata “fallimentare” per la causa, perché le risorse ricevute sono servite a sanare i buchi e tappare le lacune economiche senza generare ricchezza, n’è prova il fatto che i soggetti operanti nel mercato dei capitali, hanno incominciato a vendere titoli greci, per la non fiducia nel piano di risanamento dell’economia greca, questo dimostratosi fin dall’inizio iniquo e pregiudizievole per l’economia reale. Le misure di austerity non potevano funzionare efficacemente su un sistema precedentemente, già parecchio impoverito e produttivamente immobile. La classe media è ora, di fatto, andata distrutta, e questo ha influito negativamente sulla ricchezza media dei cittadini greci e sul valore dei consumi.

La situazione politica è poco chiara. Quattro ministri del partito del Laos (estrema destra), venerdì 10 febbraio, hanno presentato le proprie dimissioni al Primo ministro Lucas Papademos. Le agenzie hanno commentato quanto accaduto, con mancanza di volontà nel volersi assumerne la responsabilità delle scelte politiche-economiche, come non mai delicatissime, considerando che oggi, 12 febbraio, il parlamento greco è atteso al voto per l’accettazione dei 130 mld. di euro di aiuti europei, che costringerebbe la Grecia tout court ad un “in o out”, perché l’accentazione della seconda tranche, concedendo misure ancora restrittive al suo utilizzo, significherebbe soffocare il popolo greco sotto la forte recessione dell’economica reale.

Il bivio quindi è tra: arrancare posticipando il fallimento e il fallimento immediato. Se si dovesse scegliere la seconda via, l’effetto immediato è l’uscita dall’Unione Europea e dal mercato unico della zona Euro e contemporaneamente si ritornerebbe alla Dracma, valuta tanto amata dal popolo greco, ma che procurerebbe gravi danni all’economia dell’Europa. Il ritorno alla Dracma potrebbe condurre al crollo del sistema bancario europeo e al fallimento di importanti Istituti di credito internazionali, come la Royal Bank of Scottland e la Deutsche Bank, maggiori creditori greci e con quest’ultima si andrebbe a toccare l’integerrima Germania, considerata la più solida economia europea dagli operatori finanziari intercontinentali, quindi destabilizzando la Germania, si destabilizzerebbe l’intero sistema europeo.

La Dracma molto svalutata, diverrebbe parecchio appetibile agli investitori extraeuropei che, invogliati dalle alte aspettative di rinascita dopo il default, comprerebbero valuta, titoli di Stato e azionario greco, vendendo parallelamente Euro per fly to quality (spostamento di denaro verso la qualità), giustificato appunto dalle elevatissime prospettive di crescita economica greca e di contro, dal costante indebolimento del sistema bancario europeo.

Si prospetta quindi un forcing politico sul Governo greco, affinché accetti la seconda tranche di aiuti, così da rimandare, per l’ennesima volta, il vero problema congiunturale greco – produttività e crescita - ma evitando così la catastrofe finanziaria dell’Unione Europea.

PAOLO GASPARE CONFORTI DI LORENZO
Written on Domenica 12 Febbraio 2012 15:11