La Croazia entrerà nel mercato europeo. Domenica 22 gennaio, il 66% dei votanti, ha approvato l’entrata nell’UE, contro il 33% di no. Una proporzione di 2 a 1. Bassa l'affluenza al referendum, appena il 44%. L'ingresso ufficiale nell’UE è previsto per il 1° luglio 2013, dopo che gli attuali 27 membri avranno ratificato i risultati di questo referendum popolare. In preparazione del referendum, nei giorni precedenti i cittadini hanno dato voce alle proprie opinioni, spesso assai contrastanti.
Secondo il fronte del no, l’UE non sarebbe una democrazia rappresentativa, ma una fortezza burocratica in cui il Consiglio obbediente firma tutte le leggi predisposte dalla Commissione. Costoro sono anche preoccupati per possibili eventi quali la riduzione della produzione agricola interna, il blocco ai croati a lavorare nell’UE per i prossimi sette anni e la vendita agli stranieri dell'intera costa adriatica del Paese.
Di ben altro avviso si è il mostrato il Ministro degli Affari esteri ed europeo, Vesna Pusić, secondo la quale il referendum è una decisione molto importante per la Croazia, oltre che un'opportunità storica. Quando le è stato chiesto lo scenario di un eventuale voto contro l'adesione, ha risposto: "Se al referendum, i cittadini decidono che non vogliono l'Unione Europea, allora subiremo tutti le conseguenze economiche di questa scelta", ha detto. Pusić ha aggiunto che già la prima settimana dopo un eventuale "no", l'effetto sarebbe chiaramente visibile nel crollo del rating del Paese, come pure la perdita del valore di mercato delle attività croate. In seguito, arriverebbero le marce indietro sugli investimenti, e di conseguenza la riduzione di posti di lavoro.
Vladimir Drobnjak, capo negoziatore della Croazia con l'UE, nel corso di un discorso pubblico a Vukovar, citando l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, ha affermato che i cittadini non devono temere l'UE, perché la Croazia può sempre decidere di recedere. Alla richiesta di commentare su coloro che, in base all'attuale crisi dell'euro-zona, non sia certo il momento migliore per entrare nell'UE, Drobnjak ha detto che non va dimenticato che l'Europa oggi rappresenta il 20% dell'economia mondiale, e il 7% della popolazione globale vive entro i suoi confini.
Ora la Croazia si troverà davanti a sfide complesse, che includono l’aumento della competitività economica, la diversificazione delle fonti di ricchezza pubblica (dipendente per il 19% dal turismo) e la riduzione del debito pubblico, già oltre il 74% del Pil nazionale. Il governo ha annunciato le sue intenzioni di massicce riforme come la privatizzazione delle compagnie nazionali in perdita, l’introduzione di una legislazione del lavoro più flessibile oltre a quelle della sanità e dell’inefficiente amministrazione pubblica.
PAOLO GASPARE CONFORTI DI LORENZO