“Processo lungo”: i delinquenti esultano

Il Senato approva la 42° legge ad personam

Il 29 luglio, con il 48° voto di fiducia di questa legislatura, il Senato della Repubblica ha approvato il cosiddetto “processo lungo” con 160 sì e 139 no. Ora si aspetta che la legge approdi alla Camera dei Deputati dove subirà alcune modifiche.

La norma in questione modifica alcuni articoli del Codice di Procedura Penale: l’Articolo 190, sul diritto alla prova, stabilisce che il giudice può escludere le prove e le testimonianze che reputa superflue ai fini del processo. Se passasse questa legge, non potrà più respingere le testimonianze portate dalla difesa se sono “pertinenti” all’oggetto del processo.

Facciamo un esempio molto pratico: una donna viene scippata in un supermercato, ci sono testimoni che riconoscono l’autore dello scippo e testimoniano in tribunale. Ma la difesa può chiedere di ascoltare tutti coloro che, nel momento dello scippo, erano presenti nel supermercato, anche se non hanno visto o sentito niente, e possono testimoniare anche tutti gli abitanti del quartiere dove è situato il supermercato, poiché sono “pertinenti” all’oggetto del processo.

Tutto ciò rappresenterebbe la morte del processo e l’impunità per i trasgressori della legge, visto che tale norma colpirà anche i processi di primo grado già in corso. Oltre a tutti i criminali d’Italia, a chi potrebbe giovare questa “porcata”? Certamente al Caimano, lo special one della prescrizione.

Provate a immaginare cosa sarebbe successo se il giudice, nel processo Parmalat che ha visto imputato Calisto Tanzi, avesse autorizzato a testimoniare i 35 mila azionisti, come chiesto dai legali di Tanzi; ebbene, il processo sarebbe finito con un nulla di fatto, poiché sarebbe subentrata la prescrizione e i migliaia di risparmiatori truffati non avrebbero visto un centesimo di risarcimento.

Il secondo Articolo modificato è il 238 bis, norma voluta con forza da Giovanni Falcone, che stabiliva la possibilità di usare le sentenze definitive come prova in altri processi. Anche in questo caso facciamo un esempio, ma questa volta l’esempio lo facciamo reale e non ipotetico. Nel caso dell’avvocato inglese David Mills, la Cassazione ha già stabilito che Mills è stato corrotto con soldi di Berlusconi nell’interesse della Fininvest, quindi se 2 più 2 fa 4, c’è il rischio che Mister B. venga condannato con riferimento alla sentenza di Cassazione. Con la nuova norma, tale sentenza non avrà più rilevanza e il tempo del processo si allungherebbe parecchio e siccome la prescrizione subentrerà a gennaio 2012, i giudici non avranno il tempo di condannarlo in primo grado.

Nella norma hanno anche scritto che l’imputato ha la facoltà, davanti al giudice, di interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico; un Boss mafioso potrebbe interrogare il commerciante che ha denunciato il pizzo, Totò Riina potrebbe interrogare Spatuzza. Secondo voi quanti commercianti denuncerebbero il pizzo? Quali ripercussioni potrebbero avere gli imprenditori coraggiosi che denunciano le sopraffazioni mafiose? Ma questo non era “il governo che più di tutti ha lottato contro la mafia”?

La domanda che tutti si pongo è la seguente: Chi è stato l’artefice di questo obbrobrio? L’On. Carolina Lussana della Lega Nord (nella foto). Cosa diranno ora i “padani” ingenui che hanno votato coloro che proclamavano più legalità, più sicurezza, tolleranza zero, padroni a casa nostra, ronde, Roma ladrona? E cosa diranno i poveretti che votando Pdl si erano illusi in “una giustizia giusta e in breve tempo”? Cosa dirà l’Unione Europea che ci bacchetta sui tempi infiniti dei nostri processi?

Per fortuna molti italiani stanno aprendo gli occhi e quello che vedono non è un governo, ma un circo composto da pagliacci e da buffoni che tiene in ostaggio in un intero Paese per compiacere i sogni, le perversioni e le impunità del burattinaio. Ricordate: si scrive “processo lungo” ma si legge prescrizione breve.

ANTONELLO TINELLI

Written on Mercoledì 10 Agosto 2011 16:22