Ieri, 27 luglio, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha nominato ministro della Giustizia il magistrato Francesco Nitto Palma, in sostituzione di Angelino Alfano, nominato per acclamazione segretario nazionale del Popolo della Libertà. Ma chi è Nitto Palma? Il nuovo Guardasigilli è un magistrato in aspettativa, una “toga azzurra” direbbero i più maligni, ex sottosegretario all’Interno, eletto in Parlamento nel 2001, alfiere dell’immunità totale per i parlamentari e udite udite intimo amico di Cesare Previti. Sì! Proprio lui. Condannato in via definitiva, il 4 maggio 2006, a sei anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari.
Nella sua attività di parlamentare, l’amico di Cesare si è fatto promotore, nel 2002, del ritorno all’immunità totale per i parlamentari, ma per fortuna tale norma fu bloccata per le proteste di alcuni parlamentari del centro-destra. Non ancora soddisfatto, il neoministro ci riprova nel 2003, dopo che Previti venne condannato in primo grado nel processo Imi-Sir, propose un Lodo Maccanico per sospendere i processi a carico del Premier e dei ministri; un Lodo chiaramente ad personam, poiché avrebbe sospeso il processo SME che vedeva imputato Cesare Previti. Può bastare? Neanche per sogno. Nel 2004 tocca alla ex Cirielli, passata alla storia come la “salva-Previti”, grazie alla quale il corruttore Previti, sconterà la pena ai domiciliari. Dulcis in fundo, si è battuto, come un eroe mitologico, affinché venisse istituita la commissione d’inchiesta per delegittimare e denigrare Tangentopoli e il pool di “Mani Pulite”.
Cribbio! Direbbe il nostro Premier, che pare abbia trovato una“figura di alto profilo”, come auspicato dal Presidente Napolitano. Ma siccome al peggio non c’è mai fine, Palma prima di essere parlamentare della Repubblica è stato magistrato della procura di Roma e in tale veste, ha archiviato, anzi, insabbiato, l’inchiesta per il caso Gladio, organizzazione paramilitare e totalmente illegale, messa in piedi dalla NATO, per contrastare un ipotetico attacco delle forze armate del Patto di Varsavia. Oggi è ministro della Giustizia col beneplacito delle “opposizioni” e di Napolitano, che nomina tutti i ministri che gli vengono proposti: ma non dovrebbe essere lui a nominarli come previsto dall’articolo 92 della Costituzione? Dopo la nomina di Saverio Romano, accusato di concorso in associazione mafiosa, al dicastero dell’Agricoltura e dopo le nomine dei sottosegretari pescati tra le fila dei (ir)responsabili , ci tocca subire anche l’amico di Previti.
Nei giorni precedenti alla nomina di Palma, circolavano nomi di possibili successori di Alfano. Si parlava di un certo Donato Bruno e noi nocesi lo conosciamo molto ma molto bene. Lo vediamo pavoneggiare per le vie del paese in occasioni speciali come la processione di San Rocco o la sagra di paese, accerchiato da cortigiani e cortigiane in cerca di un saluto o di un abbraccio. Ma il nostro illustre concittadino, non solo era in affari con Previti, ma in quanto Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, ritardò fino all’ultimo la decisione sulla richiesta d’arresto del suo socio, nonché amico, Cesare Previti. Grazie all’intervento tempestoso della Provvidenza, non lo vedremo mai seduto sulla poltrona di Palazzo Piacentini.
Il secondo nome era quello di Anna Maria Bernini, scartata immediatamente a causa di diversi handicap: non è amica di Previti, non parla con gli avvocati del Premier e quel che è peggio è incensurata! Sarebbe stato troppo.
La nomina di un magistrato alla guida della Giustizia, non ha suscitato nessuna protesta né da parte dei giornali di Papi né da parte di quei cronisti, che tanto inchiostro hanno versato, spiegandoci che è indecente vedere un magistrato in politica, “prima le dimissioni dalla magistratura e poi la carriera politica”. De Magistris fu coperto di insulti nel momento in cui annunciò la sua candidatura alle elezioni europee nelle fila dell’Italia dei Valori. Stessa sorte toccò ad Antonio Di Pietro, ma certi “giornalisti indipendenti” ignorano che sia De Magistris che Di Pietro si sono dimessi dal loro ruolo di giudice, mentre Nitto Palma è in aspettativa ed è ministro, creando così l’ennesimo conflitto d’interessi.
I magistrati che indagano sulle stragi a volto coperto del 1992-1993, sulla cricca, sulla P3 e sulla P4, vengono apostrofati come“toghe rosse”, sovversivi, brigatisti, antropologicamente diversi e malati. Chi insabbia le inchieste, chi entra in politica senza dimettersi dall’incarico precedente e diventa ministro è un “figura di alto profilo”.
Attendiamo con ansia le future decisioni del neoministro Francesco Nitto Palma e saremo ancora più curiosi di sapere la sua opinione in merito al processo breve, al processo lungo e alla legge bavaglio.
Un caloroso augurio di buon lavoro e speriamo di non dover rimpiangere Angelino Alfano.
ANTONELLO TINELLI