Silvio Berlusconi ha perso. Non solo questa tornata elettorale. Ha perso la sua personale sfida di riuscire a trasformare gli italiani in un popolo amorfo, una massa spersonalizzata, una propaggine assenziente di un potere autoritario e assoluto. Gli italiani, pur in ritardo, pur in maniera equivoca, gliel’hanno negato.
La sconfitta è netta. La richiesta di cambiamento - un radicale cambiamento – è inequivocabile. Gli italiani pretendono che ci sia gente onesta nei ruoli di potere. E, con il voto odierno, hanno dimostrato di non avere più pregiudizi ideologici verso alcuna delle categorie osteggiate dal berlusconismo. Un comunista (uno vero! Esponente di Rifondazione), Giuliano Pisapia, ha infatti vinto a Milano. Un magistrato, Luigi De Magistris, ha trionfato a Napoli.
Nella capitale del Nord è stato spodestato un potere affaristico imprenditoriale che aveva sempre avuto il controllo della città più produttiva del Paese. E mirava a mantenerlo senza prendere coscienza delle infiltrazioni mafiose che ne stanno profondamente intaccando il tessuto. Pisapia avrà in questo senso la ardua responsabilità di guidare i suoi concittadini verso una consapevolezza amara ma necessaria.
Dalla capitale del Sud è invece partito un messaggio forse ancora più significativo. Quando le persone vengono portate all’esasperazione, in questo caso al perpetuarsi insostenibile dell’invasione dei rifiuti e dei loro fetori, reagiscono con un voto che non rispetta alcuna logica politica e partitica. Hanno votato contro il Pd che deteneva da decenni il potere cittadino e contro il Pdl che detiene quello nazionale e regionale campano. Hanno votato nei loro esclusivi interessi e De Magistris dovrà essere bravo a sostenere il peso di una profonda, improcrastinabile, richiesta di cambiamento.
Era un referendum su Berlusconi, perché lui stesso lo aveva così inteso, e gli elettori hanno parlato chiaro. Deve farsi da parte, farsi processare e liberare il potere pubblico dalla sua persona. Una presenza da sempre illegale per la questione del conflitto d’interessi ma ormai intollerabilmente ingombrante per un regime democratico del cosiddetto Occidente.
Ma il voto dei ballottaggi dimostra come l’insoddisfazione degli italiani vada aldilà del solo Berlusconi. Il voto ha premiato candidati estranei ai meccanismi della “vecchia politica” delle segreterie di partito. Dimostrando, ad esempio, che la dirigenza del Pd non è più in grado di interpretare le richieste del proprio elettorato.
Gli elettori di centrosinistra hanno, infatti, premiato un candidato vendoliano a Milano, un indipendente dipietrista a Napoli, un outsider del Pd a Cagliari. Il messaggio è chiaro: la sinistra può governare il paese, ma deve prima rottamare la sua attuale classe dirigente e abbandonare le logiche dalemiane dell’inciucio a tutti i costi.
Non si può prevedere come e quando la stagione del berlusconismo arriverà al suo auspicabile termine. È certo però che lo smottamento di potere, di consensi, di fiducia, di uomini è iniziato. E nei prossimi giorni questo processo potrebbe subire accelerazioni impreviste. Si spera senza (troppi) traumi.
GIUSEPPE PUTIGNANO