Nella giornata di ieri, lunedì 7 febbraio 2011, l'Assessore Regionale alla Cultura, Silvia Godelli, e il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, hanno presentato a Roma con i relativi referenti organizzativi l'edizione 2011 dell'Italia Wave Love Festival.
“Non c’è stato nessuno scippo nei confronti dell’amica Toscana, ma se esperienze come questa si clonano e riproducono altrove possono trovare nuove forme di vita e alimentazione: l’investimento in cultura è l’unico che ci può garantire un accesso al futuro” ha dichiarato il Governatore Vendola.
Per la sua venticinquesima edizione il festival lascia la Toscana e si trasferisce dunque nella terra di Puglia, una Regione che, come tutti sappiamo, ha incentrato la propria prospettiva di sviluppo attorno al comparto produttivo della cultura, delle arti e della bellezza.
A testimoniare le scelte di buona politica, in controtendenza con il Governo centrale che taglia importanti fondi alla cultura, è la decisione di spostare uno dei festival più importanti nel panorama italiano proprio in Puglia, nella Regione di Bollenti Spiriti, dei Principi Attivi, delle borse di studio di Ritorno al Futuro, della Fondazione del Teatro Pubblico Pugliese e dell'Apulia Film Commission.
Alla conferenza stampa era presente anche Daniele Silvestri che ha dichiarato: “Ci sono anche motivi vagamente politici per cui sono contento di essere qui. Il fatto che in Italia qualcuno decida di investire sulla cultura è purtroppo una piccola rivoluzione e, se posso esserne testimone, ne sono contento”.
Per documentare le scelte dell'amministrazione Pugliese, proviamo ad estrapolare il tutto dal contesto regionale intervistando un importante operatore del settore musicale italiano: Matteo Zanobini.
Matteo Zanobini è produttore artistico, manager e direttore artistico di una delle etichette discografiche indipendenti tra le più interessanti ed attive della penisola, la Pippola Music http://www.pippolamusic.com/wp/ di Firenze. In catalogo Brunori Sas, Jang Senato, Dimartino, Beatrice Antolini, i pugliesi Superpartner, Fitness Forever e tanti altri. Negli anni si è imposta come solida ed ispirata fucina creativa, coniugando qualità e fruibilità, mescolando l'amore per il pop con la canzone d'autore. Lo slogan della Pippola Music è "la nuova musica leggera".
Matteo da dove è scaturito il tuo interesse per il campo artistico-musicale poi divenuto per te una professione?
Mi sono cominciato ad appassionare alla musica suonata, prodotta e immaginata dopo aver scoperto Brian Eno. Come tutti ho sempre suonato in gruppi di varia natura in gioventù. Poi pian piano mi sono progressivamente scocciato di suonare uno strumento e ho cominciato a trovare più stimolante stare al di là del vetro (gli ultimi tempi usavo dello scotch sui tasti della tastiera per rimpiazzarmi e correre a spippolare sul mixer). Poi ho scoperto i sigari e mi sono fatto crescere i baffi. E lo stereotipo ha preso forma.
In che Regione operate principalmente con Pippolla Music?
Direi a livello nazionale. Abbiamo una base operativa anche in Calabria, e lavoriamo indistintamente su tutto il territorio. Per assurdo, la regione in cui lavoriamo meno cose è la Toscana. I nostri artisti girano l'Italia in lungo e in largo, lavoriamo con organi d'informazione, media e radio a livello nazionale. Nel nostro roster non c'è nemmeno una band Toscana. E mi piacerebbe averne.
Qual'è lo "stato artistico" della vostra Regione? Vi sono investimenti atti a sostenere cultura e musica?
A questo domanda non ti so rispondere se non da cittadino, visto che non ho molto a che fare con enti pubblici, se non di rinterzo. Direi che abbiamo il minimo sindacale, soprattutto vedo molto spreco di denari, almeno qui a Firenze. Ciò che appare lapalissiano è che i fondi arrivano spesso nelle mani sbagliate, associazioni che organizzano eventi sterili e autoreferenziali, inutili; ma ci sono anche operatori molto competenti che propongono eventi di qualità (vedi, per esempio, Le Nozze di Figaro). Conosco situazioni molto più disastrate della nostra, come ad esempio la Calabria, regione in cui peraltro opero spesso ultimamente.
In Italia, cosa accade secondo te?
Disastro. Purtroppo abbiamo un governo che non solo considera la cultura una spesa inutile, ma tende ad abbassare il livello culturale della popolazione sempre più in basso tramite un modello di intrattenimento - soprattutto radiotelevisivo - indegno. A noi che leggiamo giornali, usiamo internet, etc. sembra assurdo, ma c'è un mondo là fuori, che poi è la maggioranza della popolazione, che è plasmato dalla televisione. La televisione ha perso quel ruolo educativo, prima ancora che di intrattenimento, che aveva in passato - mi riferisco alla RAI -, entrando in competizione con le reti private. Lì è crollato tutto. Dire altro mi sembra superfluo, la condizione è drammatica.
Avrai sicuramente letto della vicenda dell'Italia Wave 2011. Si svolgerà in Puglia. Cosa pensi delle scelte attuate dal governo Vendola a favore della musica e della cultura in generale?
Vendola, per dirla in modo anni ‘80, mi gasa. È un politico gasato, come il primo Vasco. Sono contento che una manifestazione importante come l’Italia Wave abbia trovato una collocazione in una regione dove si investe in cultura giovanile. Ieri leggevo le dichiarazioni di Vendola a proposito del festival e mi sono piaciute molto. Oggi sembra un miraggio, un miracolo. D'altronde l’Italia Wave aveva bisogno di un cambiamento radicale. Le ultime stagioni sono state molto sottotono, in particolare l'ultima che ho vissuto in parte anche dall'interno, sia dal punto di vista qualitativo che come presenze. Sono sicuro che a Lecce, complice anche il periodo (Luglio) e la bellezza del territorio, il pubblico triplicherà rispetto alle ultime edizioni, indipendentemente dal cartellone. Da amante e promotore del meridione, non posso che esultare per questa bella conquista.
Quanto secondo te la politica ha il dovere, nella sostanza, di promuovere e sostenere cultura e arte? E come?
Dovere, certamente. La cultura, la ricerca, l'istruzione, lo sviluppo sono necessari per il paese e soprattutto fonte di reddito. Ci hanno convinto che la cultura non produce soldi: io la trovo una cazzata, e anche bella grossa. Tutto sta nel creare un modello economico diverso. È solo dando sostegno a questi aspetti che il paese può crescere. Ma ci vuole tempo e soprattutto bisogna investire. Una cosa che non si fa neppure più nell'industria musicale in Italia.
Pensa al modello discografico degli anni '60, per esempio. Si investiva sull'arte, sugli artisti. Un Dalla, un De Gregori, ma anche un Baglioni o un Paoli, che sono adesso l'asse portante della nostra cultura musicale, adesso non potrebbero mai trovare luce, perché imporre artisti di questo tipo prevede una perdita economica iniziale. Adesso non si investe, non si educa, non si ha pazienza, non si punta alla qualità, al contenuto. È chiaro che finché il modello economico imporrà all'industria culturale di adeguarsi alle leggi del mercato capitalistico, non cambierà mai niente. Per questo trovo necessario un intervento del governo anche in questo senso. Investire non vuol dire perdere soldi, ma guadagnarne molti dopo. E guadagnare anche in salute e qualità della vita.
Farai un salto in Puglia per seguire questa edizione dell'Italia Wave 2011?
Quest'estate prevedo di essere molto in giro per concerti, quindi farò in modo di venire. Anche perché c'è un mare bellissimo e donne di prima categoria. Ma aborro la Taranta.
VITO BALLARINO