CONVERSANO / Giocatrici d’astragali: incontro con la poetessa Carmen De Mola.

Universo‘al femminile’: un’indagine fra mito e realtà.

Giocatrici d’astragali: misterioso e, per certi versi, criptico il titolo di uno dei componimenti della poetessa Carmen De Mola che, sabato 4 febbraio, ha inaugurato il secondo degli appuntamenti extra di “Se un pomeriggio d’inverno”, presso La Locanda a Conversano. Sulle note di Time after time, celebre pezzo di Cindy Lauper affidato all’esecuzione di Lorella Laricchiuta e Giuseppe Latrofa, in arte Black or white duo acoustic, ha preso avvio un pomeriggio pregno di poesia e musica. A dar voce a Giocatrici d’astragali, Marilisa Giannuzzi, Alessandra Dalena, Lorella e il professore Mario Giannuzzi che, coinvolgendo il pubblico, per primo si è interrogato sul significato della parola ‘astragali’ e, quindi, sulla possibilità di intendere l’amore come un gioco di dadi, in cui la donna, diversamente dall’uomo, si arrischia a tentare costantemente il ‘tutto per tutto’.

È proprio la femminilità a costituire uno dei temi intorno ai quali ruota la poesia di Carmen De Mola. A cominciare da Nausicaa, fanciulla che s’adorna per andare incontro all’amore, protagonista del componimento Cori per Nausicaa, a far da sfondo alla quale le note malinconiche di una canzone composta nel lontano 1967, Garota de Ipanema, del grande Vinicius de Moraes. Al riguardo, tuttavia, un intervento della stessa Carmen che ha affermato di aver preso le distanze dalla raccolta intitolata Il sogno di Nausicaa di cui la poesia fa parte: si è trattato, probabilmente, di una sorta di bilancio esistenziale, in occasione del quale prendere in esame il proprio ‘essere donna’, dalle prime esperienze amorose, all’età adulta e alla maternità.

Sul tema del tempo che fugge, Penelope e Verrà la morte e mi troverà al tuo fianco, titolo, quest’ultimo, modellato su quello della celebre poesia di Cesare Pavese, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Ancora un’esibizione musicale, la suadente e intramontabile Besame mucho e la parola va a Mario Giannuzzi che ha catturato l’attenzione del pubblico recitando La lunga notte di Medea, ispirata alla tragedia in due atti messa in scena nel 1949 da Corrado Alvaro: inserita in un’atmosfera di continua tensione fra passato e futuro, essa si caratterizza come la lirica della femminilità per eccellenza, nei cui versi trovano espressione compiuta numerosi e diversi tipi di donne, ciascuna esaminata nella sua totalità e completezza. A seguire, Nostalgia di te, carica della sacralità del ricordo, accompagnata dall’esecuzione di Ti vorrei sollevare, di Elisa, e Euridice, espressione della consapevolezza della fine di un amore, sulle note di Via con me di Paolo Conte.

Per concludere un percorso ‘giocato’ sulla figura femminile in quanto tale e sulla maternità quale elemento di discrimine nel rapporto fra uomo e donna, la poetessa ha voluto ringraziare il pubblico con la lirica Lettera a un figlio, a sottolineare l’esistenza di un cordone ombelicale sempre vivo, fra madre e figlio. E con What a wonderful world, che ha abbassato il sipario sull’incontro, vi salutiamo, cari lettori, lasciandovi la possibilità di indagare la vita e, soprattutto, l’amore, anche improvvisandovi giocatori d’astragali.

ALBA QUARATO
Written on Mercoledì 08 Febbraio 2012 09:19