Sono le parole di Vittorio Nacci, classe 1985, voce e chitarra degli Io Ho Sempre Voglia, la band monopolitana in gara nel prossimo Festival di Sanremo tra i giovani. Il gruppo, completato da Silvio Pellicano (classe ’85, basso), Roberto Mastronardi (chitarra), Onofrio Allegretti (nato nel 1986, batteria, cori) e Nicola Vitti (classe ’88, sintetizzatori), ha vinto (accanto ai Bidiel) il concorso Carta Sì Area Sanremo garantendosi così il posto in gara della kermesse musicale più importante in Italia. Negli scorsi giorni i giovani monopolitani hanno partecipato ad incontri in alcune scuole della provincia di Bari per “invogliare i ragazzi a prendere in mano gli strumenti e suonare piuttosto che guardare il Grande Fratello o Italia’s Got Talent”.
Iniziamo in maniera un po’ insolita questa intervista. Sembra che la città sia unita per sostenervi, sembra che tutti i vostri colleghi siano felici per il fatto che voi siate sul palco del teatro Ariston. Ma un po’ di invidia l’avete avvertita da parte di qualcuno in città?
No, anche perché l’invidia c’è stata fino a poco tempo fa. Ma questa cosa, ora come ora, ha unito ancora di più i gruppi di Monopoli, anche quelli che magari erano al di fuori della scena per loro volontà. Tutti quelli che incontriamo ci salutano e ci danno l’in bocca al lupo; non abbiamo visto nessuna scenata di questo tipo. E speriamo non succeda in seguito.
Tutti in bocca al lupo sinceri, dunque?
Sì, spero che ci siano tutti vicini, anche perché la città di Monopoli lo sa che noi ci siamo fatti una gavetta di 10 anni.
Gli IHSV a Sanremo. Un sogno realizzato, un traguardo o un punto di partenza?
Ovviamente punto di partenza. Questa è solo una vetrina, poi dobbiamo verificare se possiamo continuare a lavorare dopo Sanremo. La storia del Festival ci insegna che molti gruppi, soprattutto i gruppi, dopo la kermesse sono spariti. Quindi speriamo di continuare a lavorare e seguire la scia della Fame di Camilla e degli altri baresi che dopo Sanremo hanno avuto un seguito.
La canzone si intitola Incredibile. Chi l’ha scritta e come è nata?
L’ho scritta io, testo e musica. Poi l’abbiamo arrangiata tutti insieme. È nata da ispirazione di un quadro, io, come Silvio, ho studiato all’Istituto d’Arte. Mi piaceva molto la rappresentazione dell’Annunciazione di Antonello da Messina, che al contrario delle altre raffigurazioni, non ha oro: rappresenta una ragazzina impaurita. Il testo parla di questo, di aggrapparsi alle emozioni semplici, del non farsi troppi castelli in aria. Il quadro è stato solo un punto di partenza, la canzone non è una descrizione del dipinto.
Tutti e 5 vivete di musica o avete anche un altro lavoro?
Prima avevamo un altro lavoro, ora non più.
Nel corso degli anni la vostra formazione è cambiata spesso. Quali sono i vostri rapporti con gli ex componenti?
Siamo rimasti amici, anzi loro ci votano su Facebook (per determinare l’ordine di esibizione a Sanremo, Ndr), ci sostengono. Quando usciamo ci ritroviamo e andiamo a bare una birra insieme. Non c’è nessun attrito.
Nell’agosto 2010 avevate dichiarato al settimanale Fax “Noi degli Io Ho Sempre Voglia suoniamo dal 2003, in tutti questi anni ne sono successe di tutti i colori e la nostra città non ci ha aiutati per niente nel portare avanti la nostra passione che è la musica”…
In quel periodo eravamo molto arrabbiati perché c’erano molti progetti in cantiere, come il Dirockato. Non riuscivamo ad avere gli spazi. L’ex macello, che poi è stato ristrutturato, poi non è stato dato più a chi si credeva si dovesse dare, ai ragazzi, a chi ne avrebbe fatto un teatro, una sala di incisione per aiutare la scena monopolitana che è grandissima per una città di 50mila abitanti. In quel periodo ci sono stati quegli eventi che ci spinsero a dire quello, perché gli spazi effettivamente non c’erano. Adesso anche grazie a Giorgio Spada e Luciano D’Arienzo anche i più piccoli stanno iniziando a suonare. Questo è attribuibile solo a loro che si sono “sbattuti”.
In quella stessa intervista avevate anche aggiunto: “Monopoli non ha un teatro, non ha un cinema, non ha spazi per esposizioni artistiche o fotografiche, non ha spazi dove poter fare musica e fino a pochi giorni fa non aveva neanche una biblioteca: insomma non ha niente a che fare con l'arte”. A distanza di un anno e mezzo secondo voi è cambiato qualcosa?
Non è cambiato granché. Oltre al Dirockato e ad alcune iniziative delle scuole e delle associazioni io non conosco altro. Come Comune, però, non ci sono spazi per i giovani. Ma non è una critica: proprio non ci sono, punto e basta.
Cosa ha rappresentato e rappresenta il Dirockato per voi?
Una nuova finestra. Per i gruppi locali è importantissimo, perché il Dirockato ha portato e sta portando gruppi di fama anche internazionale qui a Monopoli. È solo grazie a loro che si sta muovendo qualcosa, che i gruppi stanno iniziando a rimettersi insieme per la voglia di suonare.
Al momento avete un contratto discografico?
Sì, abbiamo un contratto con la Sony di tre anni per tre dischi.
Dopo il Festival dunque avete in progetto un album?
Il disco è già pronto, uscirà appena parte Sanremo e conterrà tutte canzoni scritte da noi. Inoltre è già acquistabile il brano di Sanremo da iTunes.
Nel mondo musicale oggi si discute molto di talent show. Voi avete mai provato a farne parte e cosa ne pensate in generale?
Non abbiamo mai pensato di andarci. Abbiamo pensato al talent show come un trampolino per chi vuole cercare un successo momentaneo, perché così è. Noi abbiamo fatto una gavetta di quasi 10 anni, io suonavo già da prima in altri gruppi, e quindi ci sembrava assurdo sprecare tutto, andare a X Factor solo per essere definito il gruppo che è andato a X Factor. Questo non ci piaceva, così abbiamo tentato due volte con Area Sanremo.
MASSIMO GALANTO