Innanzitutto, ci sono delle novità per la nuova stagione?
Il Festival di quest’anno, si discosta dalle edizioni passate proprio nell’idea stessa di Festival. Se nel 2009 con Dente e poi nel 2010 con Moltheni e il Genio, BucoBum aveva puntato soprattutto sull’idea di grandi ospiti, con il programma di quest’anno si è deciso di provare una strada nuova. Siamo partiti dall’idea di poter offrire a tutte le persone che seguono BucoBum un programma equilibrato capace di risultare coinvolgente dall’inizio alla fine. Obiettivo valorizzare il Villino BucoBum portando sul palco artisti provenienti da tutto il Paese. Il nostro è un festival atipico, non si sviluppa in giorni contigui ma si allarga nel tempo, ti accompagna per tutta l’estate creando un percorso d’ascolto che settimana per settimana puoi riprendere senza troppo stress, nell’idea che a settembre ne saprai molto di più sulla bella musica Italiana. In tal senso una sicura novità di questa edizione è il manifesto/brochure del festival sul cui retro quasi come una pagina di giornale sarà possibile trovare un breve articolo su ciascun artista del festival, insomma un manifesto da guardare e da leggere. Ma la di la di queste piccole cose, se posso poi esprimere un parere più personale, la più grande novità ogni anno è sempre quella di esserci ancora e con un po’ di maturità in più.
Da chi è composta la squadra BucoBum? Quanto tempo dedicate alla preparazione del Festival e come è organizzato il vostro lavoro?
La riposta a questa domanda è articolata ma anche molto importante, mi chiedi sostanzialmente da dove viene l’energia che fa pulsare il cuore di BucoBum. Cercherò di rispondere nella maniera più sintetica possibile.
BucoBum, come è spesso naturale per i piccoli enti, è nata come un’organizzazione “liquida”. Nel 2009, all’interno del gruppo di persone e di amici che si è ritrovato a mettere su il primo BucoBum Festival, non vi erano differenziazioni di ruolo a compartimenti stagni, ma vi era più che altro l’idea di un collettivo che avrebbe dovuto svolgere con la massima flessibilità possibile tutte le attività, affrontando di volta in volta le criticità della pianificazione e i problemi dell’operatività. Di certo sapevamo di dovere di essere necessariamente “creativi”, nel senso di dover trovare soluzioni efficaci ma compatibili con le risorse finanziarie, materiali e di tempo di cui disponevamo. Nel 2010 questo collettivo, ha preso il nome che ancora oggi conserva: BucoBum Operating Team (BOT). Nel corso di questi 3 anni altre persone si sono avvicinate in modo sempre più sostanziale e dalle 9 unità del 2009, il gruppo è cresciuto alle 15 del 2011. Insieme a me ad oggi fanno parte del BOT: Checco Curci, Miriam Curci, Barbara Lucia, Piero D’aprile, Fabio Brigida, Silvia Brigida, Michele Zuccaro, Gianluca Zuccaro, Marcella Mauriello, Gaetana Bruno, Elisabetta Intini, Caterina Martucci, Rocco Mottola e Teresiana Matarrese. Con l’arrivo di nuove forze e l’ampliamento delle attività da sostenere è stato necessario definire con maggior chiarezza aree di intervento e ruoli, sono dunque nate le quattro direzioni principali: la Direzione Amministrativa (che gestisce le attività contabili e amministrative, le relazioni istituzionali e commerciali con agenzie e fornitori, il fund rising e i rapporti con Sponsor e Partner); la Direzione Artistica (che definisce la programmazione artistica e tiene le relazioni con le agenzie di booking, svolge tutte le attività amministrative legate all’evento musicale e collabora con la Direzione Comunicazione per le scelte grafiche e promozionali), la Direzione Comunicazione ( che gestisce tutte le attività di promozione e ufficio stampa. Dall’ideazione dei Visual alla realizzazione grafica, alla stampa, alla distribuzione del materiale promozionale cartaceo nonchè alla gestione generale dei Canali Web - Sito Web Ufficale, Facebook BucoBum, Facebook Villino BucoBum; la Direzione Tecnica&Operativa (che gestisce gli allestimenti per Villino BucoBum e Cortile Positano, l’operatività standard durante gli eventi, gli acquisti, la logistica, il coordinamento con i fornitori tecnici).
Per quanto riguarda invece la preparazione del Festival, il nostro lavoro inizia generalmente nei primi giorni di febbraio, quando la Direzione Artistica, che nel corso dell’inverno ha cominciato il suo processo di ricerca, inizia a consolidare il gruppo dei potenziali ospiti. Vengono dunque presi i primi contatti con le agenzie e con gli artisti, e dai circa 30 nomi iniziali si arriva ai 9-12 che formeranno il programma del Festival. Contestualmente nei primi giorni di Aprile la Direzione Comunicazione inizia il lavoro grafico e si prepara alla promozione dei mesi di giugno luglio e agosto. Dall’inizio di giugno invece la direzione Tecnica&Operativa comincia il lavoro sugli allestimenti in modo che entro la metà di luglio tutto sia pronto per la partenza del Festival.
I Nobraino furono protagonisti, nel 2009 in Piazza Garibaldi, di un concerto che ha lasciato il segno sulle più giovani generazioni di nocesi (e non solo). Da allora, i nocesi, non aspettano altro che un bis. Quanto ha contato questa specie di mozione popolare nella vostra scelta di invitarli?
Al Villino BucoBum “ogni tanto” parliamo anche di musica. E’ vero. I Nobraino sono rimasti molto nel cuore di questo paese con la loro esibizione del 2009 e sono state molte le persone che anche dal 2010 ci chiedevano se ci sarebbe potuta essere la possibilità di vederli al BucoBum Festival. Va detto che la Direzione Artistica del Festival (Checco Curci) quando definisce il programma non si lascia prendere da sentimentalismi ma va anche detto che i Nobraino portano con se un’idea di musica e di canzone certamente in linea con in nostro Festival. Del resto abbiamo sempre concepito BucoBum come un’organizzazione che avesse l’obiettivo di fornire al proprio paese un vero servizio culturale, in quest’ottica non puoi prescindere da quello che le persone intorno a te amano e desiderano, hai il dovere di tenerlo sempre in conto.
I Non Voglio Che Clara sono una realtà conosciuta nel circuito indipendente nazionale, meno tra il pubblico nocese. Vuoi approfittare di questa intervista per farne una breve presentazione?
Volentieri. Ho visto per la prima volta dal vivo i Non voglio che Clara a Milano, in un concerto alla Casa 139. Il loro ultimo lavoro si intitola “Dei Cani” e conoscendo l’indole di Fabio De Min, leader del gruppo, si fa presto a pensare al plurale di ben’altra espressione, dal senso, come dire, “anticlericale”. Ma questa naturalmente è solo una curiosità. Rockit, il più importante portale per la musica indipendente in Italia, ha eletto “Dei Cani” miglior album del 2010 e anche dal nostro punto di vista il lavoro è splendido. I Non voglio che Clara portano con se una musica elegante, ambiziosa, che guarda a quella scuola di cantautori che ha avuto come maestri Luigi Tenco, Piero Ciampi, Umberto Bindi, Francesco De Gregori e la richiama in modo asciutto, pulito, senza manomissioni. Lo stile intimo, intimista, dei lavori precedenti rimane ma in “Dei Cani” la vena si fa più pop e con l’aiuto degli archi si alleggerisce e si espande. La prima canzone che mi si è subito attaccata addosso è stata “L’inconsolabile”, sarà perché riprende l’omonimo dialogo di Pavese nei “Dialoghi con Leucò”, ma di li è iniziata la scoperta di tutto il disco, un album sicuramente da ascoltare per intero, senza incertezze (un po’ come il nostro Festival). I NVCC sono uno dei gioielli più nascosti e preziosi della musica italiana contemporanea, e noi vorremmo contribuire a mostrarli a più gente possibile.
Di tutti gli altri appuntamenti invece cosa non dovremmo assolutamente perderci?
Difficile dirlo. Il festival quest’anno ha puntato ad una qualità diffusa, tutti gli artisti portano con se delle doti speciali e un’idea di canzone sempre molto personale. Io vivo e lavoro a Milano (e del resto anche altri amici BOT si trovano in giro per l’italia e per il mondo) e per forza di cose dovrò purtroppo perdermi alcune serate. Ma di certo, a parte Non voglio che Clara e Nobraino, se mi trovassi a scegliere non mi perderei gli Eva Mon Amour e il Noci Ensemble di chiusura, ma qui ammetto sono un pò sentimentalista. Di certo il BucoBum Festival quest’anno è come un bell’album da ascoltare dall’inizio alla fine, nell’insieme trova la sua pienezza, non va preso in senso destrutturato, sarebbe sbagliato e lontano dalle nostri propositi. Sarebbe un po’ come dire che Ok Computer dei Radiohead è una album di cui val la pena ascoltare solo alcuni brani. Impossibile.
Quest’anno BucoBum si presenta come “Festival delle canzoni del nostro tempo”. Gli ospiti del festival sono espressioni di diverse tendenze musicali ma tutti riconducibili ad un più o meno vasto concetto di canzone d’autore. È quindi questa la strada che sta intraprendendo la musica italiana di questi primi “anni dieci”?
Non credo che la musica in Italia stia intraprendendo la strada della “canzone d’autore” intesa come ritorno o ripresa del “cantautorato”, se è questo che intendi. Semplicemente ci siamo trovati a riconoscere che la stagione dei cantautori ha lasciato la sua eredità a quella che oggi chiamiamo scena indipendente. Ci sono casi particolari, il panorama indipendente è vivo, ma penso spesso anche a chi in qualche modo ne emerge. Penso ai Baustelle per esempio al successo che stanno riscuotendo e al tipo di canzone che hanno portato, sound “coinvolgente” con su testi che sembrano di caramello ma che raccontano gli aspetti più insani e violenti dei nostri giorni. Volendo far confronti audaci la stessa profondità emotiva nella generazione musicale precedente l’avevano trasmessa in modo diverso altri artisti fondamentali per la musica Italiana come Afterhours e Marlene Kunz, ma in modo completamente opposto. Negli anni le tendenze cambiano, ciò che conta non è cercare di capire quale sarà il prossimo stile musicale ma avere la maturità di voler conoscere la propria realtà, il proprio presente e questo lo si può fare molto bene attraverso la musica, naturalmente non quella delle nostre televisioni (se ce ne ancora) e delle hit parade (anche se li in cima magari anche solo per una settimana ci puoi trovare i Verdena), ma quella che c’è in giro e che ti tocca andare a scovare. Un’ultima nota: “Festival delle canzoni del nostro tempo”, un plurale che vuole richiamare la “pluralità” di espressioni riconducibili alla forma canzone propria della musica del nostro tempo.
A Noci voi rappresentate un'importante eccezione in un generale stato di indifferenza per le realtà musicali locali e non. Penso, ad esempio, al fatto che le band nocesi non hanno (o quasi) spazi per potersi esibire. Credi ci siano margini per poter rimediare a breve a questa situazione? Ed hai una soluzione?
Purtroppo da un po’ di anni a questa parte ho l’impressione che la scena musicale del nostro paese si sia ridimensionata. Spero che nei “sotterranei” si continui a suonare ma di concerti in superficie se ne fanno davvero pochi, del resto come giustamente anche tu fai presente, di spazi ce ne sono pochissimi e parlo anche di spazi “di fortuna” come bar e pub. Margini per migliorare ce ne sono sicuramente, BucoBum proprio questo inverno, con il programma CanzoniDomestiche, ha permesso ad artisti di Noci come Giuseppe Liuzzi (19 anni) e Liorsi di potersi esibire, sebbene nei piccoli spazi interni del Villino BucoBum. Le nostre iniziative rappresentano sicuramente una buona cura antibiotica per questo malessere, possono creare entusiasmo nei più giovani musicisti ma alla fine sta sempre a questi ultimi tirar fuori quello che hanno dentro. Di certo mi piacerebbe poter trovare un posto a Noci dove poter suonare per bene d’inverno e magari organizzarci anche un festival. Alcune possibilità ci sono ma servirà investire molte energie. Forse ci proveremo.
GIUSEPPE PUTIGNANO